Tiziana Mucchiani: una scultrice, un’artista, un talento creativo ma soprattutto una donna che dietro al suo aspetto fragile nasconde una tempra inaspettata e una sorprendente capacità di affrontare la vita senza rinunciare a se stessa. Consapevole di poter esprimere solo nella creazione artistica un mondo interiore fatto di gioia, di allegria e amore per la vita, nasconde tuttavia nella sua opera un substrato di malinconia, di sofferenza, di tristezza che accompagnano il vissuto di questa donna e della sua arte, fatta di luci e di ombre.

Tiziana, pittrice, scultrice, artista. Chi sei e come ti definiresti, osservando il tuo percorso di vita nel quale la ricerca della realizzazione di sé ha avuto un peso non indifferente?

Io sono una persona un po’ strana, un po’ strampalata e ogni tanto questa definizione di artista mi sta bene, o forse mi nascondo dietro a questa identità perché in realtà io non so esattamente chi sono. Amo la creatività questo sì e come persona ho un bisogno vitale di trasferire il mio sentire in qualcosa di tangibile. Amo dare una tridimensionalità ad un feeling che ho dentro e, anche se dipingo, è soprattutto attraverso la scultura e modellando che trovo la maniera per me più consona di esprimere il mio mondo interiore.

Come nasce la tua esigenza di raccontarti attraverso l’arte? È qualcosa che è nato all’improvviso o una sorta di imperativo categorico che hai sempre sentito dentro di te?

Penso che sia stata una cosa innata, perché da che io mi ricordi ho sempre avuto questa passione per il disegno: qualsiasi superfice per me era uno spazio sul quale esprimere quello che avevo dentro, dalle pareti della mia stanza alle magliette. La passione prima per il disegno e poi per la scultura quindi c’è sempre stata. L’evoluzione del mio percorso artistico riflette il mio sentire e le mie necessità contingenti. Sono passata con naturalezza dal figurativo all’astratto, da una fase in cui il mio bisogno di ordine emergeva nel riprodurre figure spigolose, squadrate, ad una più recente in cui il mio tratto distintivo è dato dal cerchio e dalle curve sinuose, dalle onde, dalle forme morbide e avvolgenti. Perché la vita, o la celebrazione della vita, per me è data dal movimento, un movimento continuo, ininterrotto, quell’attimo fuggente che voglio cogliere e rappresentare e attraverso il quale esprimo la felicità di essere viva, qui ed ora.

Qual è stato il percorso formativo e lavorativo che ti ha portato ad essere la scultrice che oggi possiamo ammirare e apprezzare?

La Tiziana di oggi è arrivata ad essere quello che è attraverso un percorso sofferto. Avrei voluto seguire una formazione artistica coerente, un itinerario organico a Brera, ma la mia famiglia non ne aveva le possibilità. Allora ho cercato di sopperire a quella che sentivo come una mancanza: ho lavorato e studiato, ho vissuto a lungo in Inghilterra dove ho conseguito l’A level in Fine Arts and Ceramics. Da lì è stato un processo comunque faticoso perché la mia vita sembrava costellata da eventi che si frapponevano tra me e la realizzazione del mio sogno. Per cui la frustrazione cresceva, e dopo tante crisi, tanti corsi per tenermi comunque collegata con l’arte, sono approdata a Mendrisio dove mi sono iscritta a un corso di scultura in bronzo alla Perseo e da lì ho cominciato. Ma sono arrivata dove sono oggi con tante fatiche, sacrifici e dedizione. Anche perché il mondo della scultura e dell’arte è un mondo fortemente competitivo e per me, che sono una persona che crede nel lavoro di équipe, convinta che le cose migliori nascano grazie al confronto e allo scambio, è stato difficile adattarsi ad una realtà dove “i colleghi” sono spesso visti come avversari.

Hai attraversato momenti di difficoltà e di crisi e sei riuscita a superare le tempeste mantenendo intatta la tua capacità di creare. Quando hai capito di essere “arrivata”, di essere un’artista apprezzata, con la sua impronta, il suo tratto distintivo, identificabile?

Me ne sono accorta quando hanno cominciato a contattare me anziché essere io a contattare loro, hanno cominciato a chiedermi di partecipare a mostre, a invitarmi ad esporre. E anch’io ho cominciato a credere che effettivamente la mia poteva essere una professione, a pensare: “Questo potrei venderlo”, anche se a fatica, perché le mie opere sono una parte di me, del mio vissuto e la separazione è sempre difficile, tanto è stato intenso e totalizzante il processo creativo. Oggi posso dire che sì, ho avuto riconoscimenti in Italia , Svizzera e in Qatar. In Qatar ad esempio lavoro molto, anche se non è un mercato facile, molto legato all’iperrealismo, quindi diverso da quello che io propongo, eppure sono riuscita a crearmi uno spazio nel quale i miei lavori sono apprezzati e a costruire un forte legame.

Le tue sculture danno un’idea di grande gioia, di allegria, sono ricche di colori mentre hai ben evidenziato la sofferenza che c’è nel tuo lavoro. Per tornare al tema ricorrente: come concili queste due parti, la luce e l’ombra?

È qualcosa di inconsapevole… Io sono quell’ombra, triste, frustrata, sempre alla ricerca di qualcosa, eppure dentro di me ho tanta gioia perché quando io creo, quando concretizzo quel percorso che avevo nella mia mente e che è andato sviluppandosi durante il processo creativo, sono veramente io, sono nel mondo dove vorrei essere, fatto di gioia, spensieratezza, amore e libertà. Alla fine, le mie opere sono la celebrazione della vita e della gioia di vivere, nella consapevolezza che questo nostro passaggio sulla terra è effimero, e di lì l’angoscia, la tristezza per quello che un giorno dovremo lasciare.

Qual è il tratto distintivo della tua esperienza artistica e che progetti hai per il tuo futuro professionale?

Quando creo di solito parto con un’idea ma la stravolgo sempre prima di arrivare alla fine, ma quello che accomuna le mie opere è la gioia di vivere, insieme al mio amore per la libertà in tutte le sue forme, che cerco di trasmettere, con i movimenti fluttuanti, armoniosi, continui che sono un tratto caratteristico della mia arte. Le mie creazioni inoltre sono dei percorsi e ognuno deve fare il suo. Sono espressione di sensazioni accumulate osservando la realtà: un’ombra, come si sposta una foglia o una nuvola che corre nel cielo. Tante sculture inoltre sono un’esperienza che secondo me non deve essere solo visiva, perché le mie creazioni necessiterebbero di un approccio multisensoriale. Io invito sempre le persone a toccare i  miei lavori, a percepirli con più sensi, non solo con la vista. Mi piacerebbe per esempio organizzare un’esposizione dove si possano coinvolgere tutti i sensi, perfino il gusto, rivolto anche ai non vedenti o agli ipovedenti. È un desiderio che richiede uno studio, un progetto e la collaborazione di altri artisti, ma che sarebbe bellissimo realizzare.

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