flower designer

Tania, o come l’amore per i fiori, la bellezza, la gioia che trasmettono hanno saputo trasformarsi in una professione. La storia di questa affermata flower designer di Verona è la storia di una donna che è stata capace, riscoprendo una passione antica ma forse sopita, di reinventarsi, dando vita ad un’attività nuova nella quale ha visto “fiorire “il proprio talento nascosto. Da anni, Tania Muser si occupa di allestimenti floreali in tutta Italia e organizza corsi di flower design, raccogliendo i frutti del proprio lavoro tra riconoscimenti e gratificazioni.

Tania, la tua storia sembra contraddistinta da una cesura, da un prima e un dopo. Un dopo che ti ha portato ad essere la flower designer che oggi conosciamo. Ecco, vorrei sapere qualcosa di più sul tuo “prima”, chi eri e di cosa ti occupavi?

Io provengo dal mondo del turismo, ho lavorato tanti anni all’estero, era un lavoro che mi piaceva, soprattutto perché implicava viaggi e spostamenti.  Poi sono tornata in Italia dove sono stata responsabile del booking per una catena alberghiera e lì ho realizzato che il lavoro d’ufficio, al computer, cominciava a starmi un po’ stretto, forse perché prima ero abituata a stare sempre in giro. Un giorno, per caso, parlo del 2002, ho letto su una rivista di questi floral designer, chiaramente non italiani, per l’Italia era una cosa nuovissima, tra cui Christian Tortu che aveva fondato a Parigi l’Ecole des fleuers e ho pensato: ma io è questo che voglio fare! È stata un’illuminazione!

Mi par di capire che è da quel momento che tutto è partito… Ma come nasce il tuo amore per i fiori? Era qualcosa che sapevi di avere o è stato un amore improvviso?

Ho sempre amato i fiori, mi piacevano. Quando entravo in un negozio, da un fiorista, ci sarei rimasta per delle ore, tanto mi affascinava. Ma era una cosa a cui non avevo fatto molto caso. In quell’occasione però, quando ho letto quell’articolo ho deciso di regalarmi il famoso corso di una giornata a Parigi e da lì è veramente nato tutto. Anche perché ero a digiuno della materia e volevo verificare se ero in grado e se mi piaceva.  Dopo questa prima giornata sono uscita con una sensazione di felicità, carica della bellezza che mi aveva circondata, anche perché il corso si teneva all’hotel Crillon, in Place de la Concorde, e già varcare quella soglia è stato emozionante. Il corso poi è stato stupendo e da quel momento ho capito che volevo cambiare vita, che era quello che avrei voluto fare. Prima di realizzare questo progetto però sarebbe passato qualche anno. Nel frattempo, ho fatto un corso intensivo sempre da Christian Tortu e degli stage da un fiorista olandese che era molto alternativo, molto particolare, e a Milano in un negozio molto carino, per poi finalmente aprire nel 2006 il mio negozio qui a Verona.

Quindi diventi una flower designer a tutti gli effetti. Eppure, anche il negozio che sembrava un punto di arrivo, in realtà è stata un’esperienza che ti ha traghettato altrove…È così?

Sì. Il negozio l’avevo aperto con l’intenzione di farmi conoscere sul territorio e poi anche grazie al web operare un po’ dovunque, tenendo corsi e realizzando allestimenti. Il negozio, infatti, mi teneva molto legata a quello spazio fisico che comunque richiedeva la mia presenza; quindi, chiusa quell’esperienza nel 2015 mi sono dedicata esclusivamente alla realizzazione di scenari per matrimoni, hotel, eventi. Questo mi porta a muovermi tra Verona, Milano, Bologna, la Toscana e tutti i luoghi dove posso concretizzare i miei allestimenti, e questa dinamicità è importante per me. Agli allestimenti si sono aggiunti i corsi, corsi aperti a tutti, dai principianti assoluti ai master e anche questo mi dà grandi soddisfazioni.

Che cosa contraddistingue il tuo stile? C’è stata un’evoluzione, un cambiamento o sostanzialmente è rimasto inalterato? E da dove trai ispirazione?

Il mio stile è sempre quello, potrei definirlo romantico-elegante, più o meno naturale. Sicuramente ho cambiato qualcosa, ma ci sono certamente degli elementi ricorrenti che contraddistinguono il mio lavoro. Quello che a me piace trasmettere è la natura, ispirarmi ad essa, il fatto che i fiori possano sembrare appena raccolti, l’idea di leggerezza, di spensieratezza. Ma in realtà è tutto molto studiato, senza dare l’idea di costruito. Per me è il fiore che dovrebbe parlare, in tutte le sue stagioni, non aggiungo cose che secondo me non ha senso aggiungere. Traggo ispirazione anche dall’arte, dalla pasticceria, dalla moda. La moda è fondamentale perché è precorritrice nella scelta dei colori e dello stile.  È interessante come usano e osano con i colori, perché quello che si propone nella moda poi arriva anche negli altri settori.

Visto dal di fuori il tuo è un mondo fatto di leggerezza, armonia, pura poesia. C’è un altro lato della medaglia?

Il mio è un lavoro molto duro, è una cosa che chiarisco sempre nei miei corsi, soprattutto nei master. D’inverno, ad esempio, lavoriamo al freddo ed è un freddo pungente che ti entra nelle ossa. D’estate lavoriamo anche sotto il sole ed è pesante per noi e soprattutto per i fiori. È un lavoro faticoso con degli orari impegnativi e scadenze precise, tipo Natale, in cui c’è tutta la magia della festa ma anche in cui lo stress si fa sentire o i matrimoni. Bellissimo il lavoro finito ma c’è tutta una parte dietro le quinte fatta di organizzazione, che assolutamente non puoi sottovalutare. Quello che a me, comunque, emoziona sempre è che io attraverso i fiori riesco a comunicare la loro bellezza ma anche a donare la gioia che scaturisce da questa bellezza, a trasmettere un’emozione, nei momenti di felicità ma anche nei momenti difficili. Questa parte è molto gratificante. La stessa cosa accade con i corsi: trasmetti emozioni ma ne ricevi anche ed è molto bello, è uno scambio reciproco che senza dubbio arricchisce.

flower designerQuanto e sotto quale aspetto questa esperienza ti ha cambiata come persona? Quanto diventare una flower designer, dare ascolto ad un richiamo antico, eppure radicato, è stato importante per conoscere meglio te stessa?

Sicuramente sono diversa, ho un altro approccio alle cose, mi sono messa in gioco personalmente e il lavoro è una delle rappresentazioni di quello che si è. Ho intrapreso un percorso che mi ha consentito di essere più sicura e conoscermi meglio. Sono cosciente di essere una persona che predilige lavorare nel background e oggi mi permetto di più di seguire il mio intuito, quello che sento e anche di ricaricarmi, altrimenti ti esaurisci e questo è essenziale in un ambito creativo: se sei vuota o stanca la creatività non riesce ad emergere. Non ero più soddisfatta e mi sono innamorata dei fiori o rinnamorata, ho scoperto qualcosa di latente di cui non ero del tutto consapevole. Ma non avrei potuto realizzare nulla senza la passione, perché alla fine è quello che mi ha dato la spinta definitiva; senza la passione, l’amore per i fiori, per la bellezza e la gioia che sanno comunicare, non sarei qui oggi.

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