Silvia Cartotto, consulente di digital marketing, è una freelance felice. Titolare di uno studio di comunicazione e marketing rivolto soprattutto alle piccole e medie imprese, è copywriter e social media manager. Silvia propone i suoi servizi alle aziende che desiderano comunicare attraverso il web in maniera efficace e proficua. Ma non solo: oltre a creare siti web e blog fornisce anche consulenze e offre “corsi di formazione individuali o di gruppo, dedicati ai social media e in generale alla comunicazione digitale”. E inoltre, è dal 2011 ideatrice di un blog dedicato ai viaggi al femminile, “The Girl with the Suitcase”. Insomma, una miniera di competenze tutte da scoprire!

Silvia, consulente di digital marketing e blogger, una duplice attività legata comunque al web, che ti riempie di soddisfazioni. Ma come hai cominciato?

Per quanto riguarda il blogging ho cominciato nel 2011. In quell’anno ho aperto il mio blog dedicato ai viaggi per rispondere ad una mia passione. All’epoca la mia è stata un po’un’attività pioneristica, dato che ancora non c’era molta concorrenza in Italia. Ho iniziato a raccontare dei miei viaggi, delle mie esperienze e in poco tempo il blog è cresciuto e sono partite le prime collaborazioni con enti del turismo ed aziende del settore. Nel 2013 sono stata assunta dalla Miroglio di Alba, un’azienda di abbigliamento femminile, nell’ufficio web marketing, come digital strategist per occuparmi della comunicazione online. Ho lavorato lì per due anni ed è stata una bellissima esperienza, molto formativa ma che non riuscivo più a conciliare con quella di blogger. Quindi nel febbraio del 2015 mi sono dimessa, ho aperto la partita iva, per lavorare come travel blogger e come consulente in marketing e comunicazione.

Cosa ti stava stretto nel lavoro in azienda?

Innanzitutto, la routine. Il lavoro mi piaceva, ma sentivo che stavo lavorando per il sogno di un altro e che io in realtà non volevo lavorare tutta la vita nella moda. Anche se, in realtà, nell’azienda mi trovavo benissimo con i miei colleghi e il lavoro era interessante. D’altra parte il blog stava andando bene, mi continuavano ad arrivare delle proposte di partecipazione ad eventi e viaggi a cui molto spesso dovevo rinunciare. Il lavoro fisso con i suoi tempi determinati, rigidi, mi impediva insomma di fare quello che mi piaceva veramente. Quindi posso dire che quello che mi ha fatto dimettere è stata la mia necessità di essere autonoma: io volevo essere libera. Infatti, ho vissuto l’istante in cui ho consegnato le dimissioni proprio come un momento di liberazione, molto importante nella mia storia professionale…

Intanto il blog era avviato e raccoglieva sempre più consensi…

Sì, infatti. Una volta che ho dato le dimissioni ho cominciato a lavorare solo esclusivamente per il blog che stava andando molto molto bene. Sono tornata a vivere a Biella, la mia città, e ho vissuto quasi esclusivamente di viaggi e partnership nel turismo per i due anni successivi. Quindi ho fatto quello che a me interessava veramente. E devo dire che l’ho fatto proprio al momento giusto, quando ancora si poteva fare perché era l’epoca del boom dei blog… Se l’avessi fatto anche solo cinque anni dopo non sarebbe stata la stessa cosa, non avrei avuto questo riscontro così immediato e positivo. Ho cavalcato l’onda, ho colto l’attimo. Poi la concorrenza ha iniziato ad aumentare e a farsi sempre più agguerrita e le cose hanno cominciato a cambiare, anche nell’ambito del blogging. Perciò sono felice di aver ascoltato questa voce interiore che mi diceva “buttati!”, perché è stata la scelta giusta al momento giusto.

Quali difficoltà hai incontrato, se ne hai incontrate, nell’avviare l’altra tua attività di consulente di digital marketing?

Volendo avviare da zero l’attività, avevo la necessità di farmi conoscere sul territorio e proporre i miei servizi. Dovevo presentarmi alle piccole e medie imprese che lavoravano nella zona, benché poi io lavori anche con altre realtà extra territoriali. Era perciò necessario che io facessi rete per farmi scoprire e apprezzare. Ho dovuto, una volta rientrata a Biella, cercare di individuare quali circuiti esistessero già e introdurmi in questi network e associazioni. Ho cominciato a conoscere tante imprenditrici e imprenditori, e da lì sono nate delle collaborazioni. Questo ha costituito veramente un punto di forza per il mio reinserirmi in questa città dalla quale ero andata via per studiare e lavorare. Diciamo quindi che la difficoltà più grande era quella di farmi conoscere, costruire relazioni, ed è ciò che ho fatto.

Collabori volentieri con le donne e sostieni la necessità di creare reti al femminile. Credi che ci sia un approccio diverso al lavoro da parte delle donne?

Le donne sono più concrete, sensibili ed empatiche e io lavoro con piacere anche e soprattutto con loro. Ho sempre conosciuto donne con tanta grinta e voglia di emergere. Forse perché culturalmente siamo stata tenute a freno per tanto tempo, abbiamo la necessità di fare rete e di sostenerci per dare vita a bellissime attività. Questi sono i tempi giusti per noi donne e sì, abbiamo sicuramente una marcia in più e tanto da dire.

Suppongo che per diventare consulente di digital marketing la formazione abbia giocato un ruolo importante. È così?

Sì, ho conseguito la laurea triennale in lettere e filosofia – indirizzo teatro/DAMS presso l’Università di Bologna e poi un Master Universitario di I livello in scrittura per il web, copywriting e pubblicità, che mi è servito molto. Le competenze che ho acquisito mi hanno consentito poi di essere selezionata alla Miroglio dove ho lavorato per 2 anni. Poi nella mia attività di freelance devo continuare a studiare ogni giorno: quando ero al Master infatti i social, così come li conosciamo oggi, neanche esistevano; quindi, molte cose ho dovuto impararle da sola formandomi online o seguendo corsi specifici. Perché il mio settore è così: bisogna sempre tenersi aggiornati, costantemente, poiché le novità sono continue.

Che cosa rappresenta il tuo lavoro oggi per te?

Istintivamente ti direi che è la mia vita ma cerco di ricordarmi che devo dare spazio anche ad altro. Negli ultimi mesi ho sentito l’esigenza di rallentare i miei ritmi e mettere dei limiti perché altrimenti rischierebbe di diventare totalizzante. Ma comunque è qualcosa che mi permette di alzarmi felice la mattina, e non parlo solo di soddisfazione personale. C’è anche l’aspetto dell’aiutare gli altri a realizzare un proprio progetto che ammanta il mio lavoro di un valore aggiunto, per me non trascurabile. Il mio lavoro poi mi consente di avere una vita serena, di soddisfare tanti piccoli desideri. E questo vuol dire fare un viaggio quando lo voglio fare, ad esempio, ma anche altre piccole cose. Mi consente di avere una grande libertà e flessibilità, e queste per me sono cose importanti.

Che cosa ti senti di consigliare a chi come te volesse avviare un’attività indipendente?

Sostanzialmente tre cose. Consiglierei innanzitutto di ascoltare la propria voce interiore e non ascoltare invece chi, anche per paura, vuole trattenerci. Se è un’urgenza quella che ci spinge al cambiamento, ascoltiamoci. In secondo luogo, inviterei a non lanciarsi nel vuoto ma ponderare le proprie scelte, informarsi, valutare e poi fare. La preparazione, la formazione e la competenza sono essenziali. Fate un business plan, un’indagine di mercato, fate bene i conti e pianificate per ridurre i rischi. Entusiasmo sì, ma anche razionalità. Infine, chiedete consiglio a chi l’ha già fatto e fate rete. Non siamo isole, questa è una cosa importante che ho imparato nel tempo. E poi, credeteci!

 

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