Collezione P-E 2021

Serena, romana di nascita, parigina di formazione, é una stilista  che rappresenta attraverso le sue creazioni il punto di contatto tra lo stile italiano e lo chic parisien. L’amore per la capitale francese l’ha resa consapevole della necessità di seguire la propria passione per la moda. E proprio a Parigi comincia la sua avventura di stilista. La sua Slow Couture nasce dall’esigenza di proporre capi pensati e realizzati a ritmi lenti, da opporre al fast fashion. Perché la moda di Serena, attenta al dettaglio e alla cura dei particolari, dalle linee essenziali e dai materiali pregiati, richiede tempo e amore.

Serena de Fiore, stilista. La tua storia affonda le radici nell’amore per una città che ha cambiato la tua vita. Vuoi raccontarcelo?

All’origine di questo mio cambiamento c’é il desiderio di vivere a Parigi e da lì sono derivate una serie di decisioni. Prima fra tutte quella di imparare il francese. Ho frequentato la facoltà di lingue alla Sapienza e l’università mi ha dato la possibilità di stare nove mesi a Parigi insegnando l’italiano. Stando lì mi sono appassionata sempre di più a questa città. E vivendoci, dedicavo tutto il tempo libero alla mia passione che è sempre stata quella dei vestiti, dei tessuti, dei bottoni e dei colori. Quando mi sono laureata poi, ho deciso di rimanere a vivere lì, aumentando le ore da dedicare all’insegnamento dell’italiano. E così ho fatto per un po’ di tempo.

A questo punto però succede qualcosa che ti costringe a modificare il tuo percorso

C’è stata la morte di mia mamma, un evento che mi ha segnato profondamente. Mi sono trovata a riflettere su cosa volessi veramente fare della mia vita e a decidere di dedicarmi alla mia passione di sempre. Così mi sono iscritta a un corso di taglio e cucito e ne ho fatto più di uno. Per un lungo periodo ho anche preso lezioni private da una ragazza che mi ha insegnato tantissime cose. Anche se non posso dire di avere una formazione di sartoria, di modellista, perché per quello devi frequentare proprio una scuola dedicata. A questo punto però avevo la necessità di concretizzare quello che avevo imparato.

Cominci quindi ad avvertire la necessità di realizzare qualcosa di

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tuo?

Esatto! Avevo imparato ad usare la macchina da cucire e così ho pensato di dedicarmi alle cose che sapevo fare. E dato che mi piaceva molto unire tessuti maschili con le sete femminili, comincio a produrre delle sciarpe che vendevo ad amiche e conoscenti. Sviluppo un po’ questa cosa e mi faccio aiutare da qualcuno a fare qualche altro modello: un vestito, queste sciarpe, dei colli e un gilet reversibile. Con questi pochi pezzi creo una piccola collezione. Poi, su suggerimento di un’amica apro una sorta di minisocietà, con un rischio minimo. Questo mi consente di vendere e di farmi conoscere. E quindi partecipo ad un primo market in cui espongono artigiani, designer, creativi, che in Francia sono tenuti in grande considerazione. E da subito ottengo consensi. Così ho cominciato e di market in market ho avviato la mia piccola produzione. E sono passati 14 anni.

A questo punto sei ormai una stilista. Che cosa accade?

Lavoro per un po’ fra la Francia e l’Italia finché decido di tornare a vivere a Roma e sviluppare il mio marchio qui in Italia mantenendo il mio appartamento in Francia e la mia piccola clientela. A Roma ho cominciato a presentare il mio brand in un posto molto carino, un appartamento-show room in via del Babuino, quindi in pieno centro, gestito da due ragazze.  All’inizio ho partecipato ai loro eventi, e poi, dato che erano andati molto bene, sono diventata una presenza fissa.

Ma il ritorno a Roma ha costituito una vera svolta nella tua esistenza, non solo da un punto di vista professionale

Rientrare a Roma ha dato l’avvio a cambiamenti molto profondi. Avevo alle spalle una separazione dal mio marito francese e non era così scontato che avessi la possibilità di costruirmi una famiglia. Cosa che invece è accaduta. Infatti, grazie a una prima piccola sfilata organizzata a casa mia, ho conosciuto quello che poi sarebbe diventato il mio secondo e attuale marito. E il padre di mio figlio. Sono loro oggi che rappresentano una parte importante della mia vita e contribuiscono, insieme al mio lavoro, a renderla davvero completa.

Nel frattempo, continui a consolidare la tua posizione come stilista

Sì e perciò avevo bisogno di qualcuno che realizzasse i miei capi che erano quasi tutti pezzi unici e diversi, e questo non era facile. Finalmente ho trovato un laboratorio in Umbria e una ragazza molto competente che riesce ad interpretare le mie idee e a capire i miei schizzi. Intanto ho cambiato showroom finché, sette anni fa, ho aperto il mio spazio da sola, in un appartamento molto bello e molto costoso per i miei fatturati. Da me invito a esporre marchi di abbigliamento, accessori, gioielli e sono sempre belle occasioni di incontro. Questi eventi mi portano nuove clienti e portano le mie clienti a scoprire nuove e belle realtà.

Che cosa contraddistingue la Serena de Fiore stilista slow couture? Che tipo di moda proponi?

Collezione A-I 2022/23

La mia è una moda di linee semplici, portabile. Utilizzo spesso i tessuti maschili, abbinati alle sete stampate e questo è un po’ quello che mi caratterizza. Una moda femminile. Curiamo i dettagli interni, uso molto il colore. L’aspetto divertente è che le parigine mi dicevano: “Come si vede nei tuoi capi lo stile italiano!” E le italiane: “C’è proprio il tocco francese nella tua moda!” Perché probabilmente cerco di fondere lo stile dei due paesi. Chi viene da me comunque cerca l’artigianalità, il capo diverso, unico, particolare e soprattutto il contatto. Il mio show room è come un salotto, le persone vengono e si siedono sul mio bel divano, che è molto terapeutico, ci prendiamo un caffè e parliamo. Mi piace anche ascoltare la cliente che sovente interviene nella creazione di un capo, proponendo le sue personali soluzioni.

Che consiglio ti sentiresti di dare a delle donne che vorrebbero cominciare un’attività, realizzare un sogno, ma non osano?

Consiglierei a tutte di intraprendere un percorso terapeutico facendosi aiutare da un professionista che possa sostenerle nel cambiamento. Perché per dare una svolta alla propria vita bisogna avere le idee chiare: se non le hai è difficile poi concretizzare un sogno. Nel mio caso la terapia, che ho affrontato soprattutto per l’esigenza di mettere ordine nella mia vita, è stata importantissima. Mi ha aiutato a capire dove volevo andare, cosa volevo fare. La psicoterapia è uno strumento che insegna ad occuparci di noi stessi, aiuta a capirci meglio e a capire dove vogliamo andare. Perché c’è sempre qualcosa da capire e da imparare di se stessi…

 

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