La storia di Roberta Martinelli, titolare di Segni Gioielli, è la storia di una professionista affermata che decide di cambiare vita. E lo fa abbandonando un settore, quello della telefonia, nel quale aveva raggiunto importanti traguardi, per cimentarsi in un’attività per lei del tutto nuova. Si dedica così alla creazione gioielli di pietre dure e argento e cambia davvero vita. Perché, grazie ad un sapiente uso dei social, dal suo laboratorio nelle Marche, dove vive e lavora, si apre al mondo. E riesce finalmente a concretizzare il suo sogno e diventare un’imprenditrice.

Roberta, l’esigenza di cambiamento che ti ha portato ad aprire la partita iva e a creare la tua attività ha radici profonde…

Intorno ai 40 anni ho cominciato a sentirmi un po’ stretta in quello che facevo, attraversavo quella crisi che affrontano tante donne attorno a quell’età. Quando, una volta ottenuto il lavoro tanto desiderato, con un marito, i figli, una famiglia, una casa si chiedono: e adesso? Tutto qui? E quindi ho cominciato a sentire questa grossa esigenza di cambiamento, di ricominciare da capo. E la trasformazione è cominciata quando ho deciso di lasciare quello che per tanti anni è stato il mio lavoro. Lavoravo per una multinazionale della telefonia occupandomi di vendita e formazione. Era una professione sicuramente gratificante dal punto di vista economico e personale, però avevo bisogno di rimettermi in gioco. Ho cominciato a lavorare con altre aziende, in altri ambiti, come il settore farmaceutico, e ho lavorato sempre con soddisfazione. Ma sentivo che avevo bisogno di altro…

Avevi già scoperto il fascino delle pietre dure e della gioielleria artigianale?

Mi sono imbattuta quasi per caso nella gioielleria artigianale e ho cominciato ad appassionarmici. Non mi sono mai definita una creativa o un’artista, ma ho sempre sentito il bisogno di esprimere la manualità.  Quindi ho seguito dei corsi, dei tutorial e ho cominciato a realizzare i primi gioielli a livello amatoriale, da autodidatta. Non sono quindi un’orafa ma questo hobby ha cominciato trasformarsi in un vero e proprio lavoro, a coinvolgermi sempre di più. Mi piacevano soprattutto le pietre dure, così colorate e luminose… Per cui nei fine settimana mi dedicavo alla realizzazione dei miei gioielli. Sentivo che avevo bisogno di occuparmi in un’attività manuale che fosse completamente mia. Perché quando lavori per un’azienda tu vendi un prodotto che non è mai tuo e devi stare alle condizioni che ti detta l’azienda. Sei sottoposto ad una forte pressione e devi utilizzare determinate tecniche di vendita, anche se non le condividi.

Come maturi quindi l’esigenza di creare Segni Gioielli, la tua impresa?

Avevo questo sogno nel cassetto, così due anni fa circa ho lasciato definitivamente il lavoro. Ho restituito la macchina aziendale, rinunciato a tutti i benefit per dedicarmi a questo progetto e passetto dopo passetto mi sono creata un lavoro. Ho utilizzato soprattutto i social, cercando anche di capire i meccanismi e le dinamiche che ci sono dietro e che non sono sempre così evidenti.  Poi l’anno scorso ho fatto il salto: ho aperto un sito web e ho la partita iva, dando vita ad un’attività più strutturata. Quindi con Pinterest e Instagram ho creato un vero e proprio sistema che mi permette di mantenermi e di fare quello che mi piace.

Che cosa ti ha dato questo lavoro?

Mi ha dato la serenità, la tranquillità, la possibilità di lavorare secondo i miei tempi. E poi mi ha dato modo di incontrare tantissime donne, di conoscere le loro bellissime storie, che non avevo mai toccato con mano. Al punto che a volte si confidano con me offrendomi uno spaccato della loro vita. Anche perché spesso mi commissionano gioielli che creo per celebrare un evento significativo e quindi si svelano a me raccontandomi il loro vissuto. E questo è molto emozionante. Scopro delle donne che sento affini, mi fa sentire parte di un gruppo, come se ci fosse una comunità femminile che sento vicina. E infine la scoperta manualità mi ha permesso di vivere il lavoro come un gioco, perché per me lavorare è divertimento alla fine, gioco. E non ci può essere niente di più bello.

Oggi sei un’imprenditrice, hai un tuo brand, Segni Gioielli. Quanto è cambiata la tua vita?

La cosa bella è che io mi alzo tutte le mattine ed è come se fossi in vacanza perché faccio quello che mi piace. C’è, come ho detto, questa dimensione giocosa del mio lavoro che per me ha un grande valore. Un’ altra cosa bella è che ho completamente abbandonato lo stress, faccio le cose secondo i miei ritmi avendo come priorità la soddisfazione mia e, soprattutto, delle clienti che apprezzano quello che faccio. Anche la mia socialità è cambiata, prima mi arrabattavo per uscire la sera a cena, per incontrare gente, per gestire i miei contatti. Oggi mi completo così, adesso mi basta creare, comunicare con questa piccola comunità con la quale ho sviluppato un senso di appartenenza. Poi ci sono i figli, c’è mio marito, la mia famiglia, che adesso, devo dire, posso seguire molto meglio, proprio perché sono più presente.

Chi ti ha sostenuta nella tua impresa?

Mio marito mi ha sempre incoraggiata, fondamentalmente perché soffriva molto del fatto che non ci fossi mai, che non fossi mai presente. A volte ero via per intere settimane e dovevamo affidare i bambini ad altre persone. Quindi per lui il fatto che io potessi essere più presente a casa era un grande valore. Mentre ho dovuto scontrarmi con chi mi diceva: “Ma cosa fai? Sei pazza? Lasci un lavoro sicuro per metterti a fare collanine? Ma non ci si guadagna con questo lavoro! Lo puoi fare per hobby, non puoi viverci!” Mentre io sono stata tenace, anzi cocciuta. Mi sono detta:” Ma se riescono gli altri perché non dovrei riuscirci io?” E quindi ho cominciato questo percorso che è stato lungo e non facile, ma alla fine sono riuscita a conseguire i miei obiettivi.

Quanto sei cresciuta da quando sei diventata la titolare di Segni Gioielli? Quanto ha inciso su di te come persona?

È cambiato il mio approccio alla vita. Prima cercavo di essere accettata, riconosciuta, premiata e quindi apparire era fondamentale. Oggi invece riesco a concentrarmi molto di più sulle cose che io reputo più vere, più importanti. Cose piccole ma più preziose: il tempo coi miei figli, la passeggiata al mare la mattina presto, il caffè da sola la mattina. Quelle cose che prima nella frenesia del lavoro non riuscivo nemmeno a concepire. Questo lavoro mi ha dato il piacere delle piccole cose. E poi naturalmente è stata una bella iniezione di autostima. Vedere che una persona spende per il mio lavoro e ha fiducia in me, è un valore grandissimo. È una sensazione di appagamento molto forte, che non riguarda l’aspetto venale, e io ne sono molto orgogliosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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