Monia Caramma è una rinomata esperta di nutrizione e divulgatrice alimentare di fama internazionale. È ampliamente riconosciuta come la principale autorità sul sorgo in Europa e, probabilmente, anche negli Stati Uniti. Inoltre, si distingue come editorialista e consulente per numerose aziende del settore alimentare. Monia è un’autentica paladina degli agricoltori etici, impegnata a difendere i loro interessi e a promuovere pratiche agricole sostenibili. La sua missione è sensibilizzare il pubblico sull’importanza della provenienza e della qualità degli alimenti, incoraggiando i consumatori a supportare direttamente gli agricoltori responsabili. La sua influenza e il suo impegno sono stati riconosciuti da Forbes, che l’ha inclusa tra le 100 donne più influenti d’Italia.

Monia, oggi sei un’affermata esperta di nutrizione, ma qual è il tuo background, vuoi raccontarcelo?

Da adolescente ammiravo profondamente Rita Levi Montalcini, una donna straordinaria che ha dedicato la vita a una causa. E che, nonostante le avversità, la guerra e la mancanza di risorse é riuscita a scoprire il fattore di crescita delle cellule nervose. Segnando la storia. La sua determinazione e il suo impegno sono stati per me un esempio di coraggio e dedizione.

In quel periodo nutrivo il sogno di seguire le sue orme e diventare anch’io una scienziata, una biologa. Tuttavia, l’ambiente circostante ha giocato un ruolo determinante nel condizionare le mie scelte, indirizzandomi verso la facoltà di architettura. Una scelta che in realtà non rispecchiava pienamente le mie aspirazioni e che quindi abbandonai, cominciando subito a lavorare. E avendo ricevuto un’ottima opportunità professionale a Parma, mi ci trasferii. Dopo qualche tempo però, forse a causa di un cambiamento nel mio stile alimentare, cominciai ad avere problemi di salute.

E arriviamo alla tua malattia…

Che purtroppo non venne subito diagnosticata. Ho iniziato ad avere problemi di reflusso e, successivamente, ho manifestato i primi sintomi invalidanti di questa patologia: forti coliche e problemi intestinali. E quindi, continue visite mediche. La mia vita precipitò in un’alternanza di ricoveri ospedalieri e disperazione. Ero arrivata a pesare solo 42 kg e vivevo nell’incertezza costante del futuro! Sono stati anni di isolamento e sofferenza. Finché un farmacista svizzero mi diagnosticò il Morbo di Chron consigliandomi di adottare un’alimentazione priva di alimenti infiammatori, eliminando glutine, proteine animali e latticini. Un vero stravolgimento! Però questo cambiamento ha segnato una svolta nella mia salute e nel mio benessere complessivo. Per un anno e mezzo, infatti, ho seguito questa dieta rigida fino a che ho avuto la remissione totale della malattia. Da lì la mia vita è cominciata a risalire, a rifiorire. Ho ripreso a lavorare intensamente, a viaggiare, a vivere insomma.

Una rinascita, quindi. Ma a questo punto cosa accade?

Incontro l’uomo che avrei sposato, un biologo nutrizionista, e a quest’incontro fanno seguito nove anni di matrimonio. Anni difficili, segnati dalla rigidità e dal narcisismo del mio ex marito, un periodo devastante. Durante questo tempo, la nascita dei miei due figli è stata l’unica luce positiva. La relazione mi ha lentamente spezzato, facendomi sentire anestetizzata e priva di volontà. Non avevo più alcun potere sulla mia vita: lui controllava chi potevo vedere e cosa potevo fare. La nascita del secondo figlio mi ha risvegliato e segnando così un altro punto di svolta nella mia esistenza. Ho chiesto poi la separazione, per proteggere me e i miei figli, e sono tornata a casa, sul lago d’Iseo. Dovevo ricostruire me stessa e ricominciare a lavorare.

Come ti avvicini alla nutrizione, all’alimentazione?

L’alimentazione e la nutrizione sono sempre stati argomenti di grande interesse per me. Durante il matrimonio avevo imparato molto riguardo a questi temi, grazie alla passione del mio ex marito per lo studio. In seguito, ho avuto la fortuna di incontrare due maestri nel campo: il professor Norberto Pogna, direttore del CREA, Centro per la Ricerca Cerealicola in Italia, e il professor Roberto Dall’Aglio, membro dell’AIFA, Agenzia Italiana del farmaco. Pogna si occupava delle sperimentazioni sul monococco, mentre Dall’Aglio si focalizzava sulla nutriceutica. Sono stata accolta dai miei mentori, che hanno compreso appieno la mia situazione e mi hanno insegnato moltissimo. Ho seguito un percorso accademico informale, studiando genetica con Pogna che mi forniva libri e dispense. Ho trascorso molto tempo con entrambi frequentando le stalle e i campi e approfondendo le mie conoscenze. Queste esperienze mi hanno permesso di costruire una solida base di competenze nel settore.

Cominci quindi a metterti in luce non solo come esperta di nutrizione ma anche come imprenditrice…

Sì, questo mi ha ispirato a produrre pasta di cereali antichi, avviando un percorso imprenditoriale nel settore del sorgo. E ho anche sviluppato ricette per la produzione di pasta che mi hanno reso una figura autorevole nel campo. Oggi sono una delle principali esperte europee di sorgo e membro del consiglio di SorghumID, l’associazione europea per la promozione del sorgo. Sono vicepresidente di Sorghum United, l’associazione mondiale che riunisce i principali produttori e trasformatori del cereale. Organizzo congressi e convegni internazionali, unendo la conoscenza medica alla trasformazione alimentare. Attraverso i social media, che sono un veicolo meraviglioso se ben utilizzati, ho amplificato la mia voce e la mia influenza. La mia missione è educare sia medici che persone comuni sull’importanza di un’alimentazione consapevole, evidenziando come la qualità degli alimenti possa influenzare la nostra salute. Ho scritto due libri e il terzo uscirà a breve, continuando a diffondere conoscenza e consapevolezza.

Il lievitato di Natale fatto solo di grani antichi, formulato da Monia per Carlo Cracco

Che cosa hai imparato dalla tua esperienza?

Ho imparato che la fragilità non è necessariamente un difetto, ma può essere una risorsa. Ci sono giorni in cui piangere è tutto ciò che serve, ma quando smetti di farlo puoi essere più forte di prima. Ho imparato che il mio lato vulnerabile, anche se spesso nascosto, è parte di me e non deve essere negato. Anzi, accettarlo è importante per la mia crescita personale. Vivere con questa consapevolezza è un messaggio potente, poiché la fragilità femminile è spesso fraintesa come debolezza, mentre può essere un punto di forza.

E qual è il messaggio che vorresti trasmettere alle altre donne?

Il mio messaggio è chiaro: la vera fonte di crescita e forza risiede dentro di noi stesse. La motivazione genuina nasce dall’interno, alimentata dalla nostra famiglia, dall’ambizione e dalla determinazione. Troppo spesso, soprattutto per le donne, l’ambizione è stata considerata negativa, ma in realtà è un motore positivo che guida le nostre scelte. L’ambizione è ciò che ci spinge a superare gli ostacoli e a raggiungere le vette più alte. Non dobbiamo vergognarci della nostra ambizione, ma abbracciarla come un’importante qualità che ci permette di vedere e scalare le montagne della vita. Non dobbiamo avere paura di essere ambiziose, perché l’ambizione è il combustibile che ci fa avanzare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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