Milena Pepe, amministratrice, produttrice ed enologa dei vini della Tenuta Cavalier Pepe, di madre belga e padre italiano, è per definizione una donna del vino. Nata e cresciuta in Belgio, figlia di un affermato imprenditore nel settore della ristorazione, studia per passione Wine Marketing e viticoltura ed enologia. Dal 2005 torna in Irpinia, la terra delle sue origini, per avviare una produzione vinicola in quelli che erano i vigneti di famiglia. Grazie alla sua capacità e competenza è oggi a capo di una delle più importanti aziende vitivinicole della Campania, una realtà in continua crescita, premiata da prestigiosi riconoscimenti nazionali e internazionali.

Milena, la tua è una storia dove l’emigrazione si intreccia al successo ed ha radici lontane. Vuoi parlarcene?

Mio padre è italiano, di Luogosano, un piccolo paese qui in Irpinia e proviene da una famiglia numerosa, ben dieci figli! Lui è l’unico che è emigrato in Belgio. Aveva studiato lingue all’università e pensando che là ci fossero maggiori prospettive è andato a Bruxelles. Invece, comincia a lavorare nella ristorazione e qualche tempo dopo apre il suo primo ristorante. Da ormai 45 anni continua a lavorare nel settore. Oggi è titolare di tre ristoranti e di un piccolo albergo. Tutta la sua vita è stata focalizzata sul lavoro, pur mantenendo un forte legame con la famiglia di origine e con l’Italia. Visto che la sua famiglia possedeva dei terreni agricoli dedicati alla coltivazione dell’uva che veniva commercializzata, mio padre inizia a pensare di ristrutturare questi vigneti. L’idea era di estendere la zona di produzione e cominciare a produrre vino, ma sarebbe stata un’impresa che avrebbe richiesto tempo e sacrifici.

E a questo punto entri in gioco tu, è così?

L’idea era quella di affidarmi la realizzazione della cantina perché a me piace il mondo del vino. Dopo una laurea in Marketing management, ho frequentato un corso di Marketing del vino all’Universitè du Vin a Suze-la-Rousse, in Provenza. A quel punto, avrei potuto venire in Italia e cominciare a prendermi cura dei nostri vigneti, ma non mi sentivo pronta. Volevo imparare a fare il vino, volevo avere le conoscenze per produrlo, perché era questo che mi piaceva e mi piace. Perciò mi sono perfezionata, ho studiato viticoltura ed enologia in Borgogna, dove ho imparato come gestire un vigneto. È stato un periodo molto duro, durante il quale mi sono dedicata esclusivamente allo studio, senza concedermi svaghi. È stato proprio questo impegno che mi ha permesso di appropriarmi anche degli aspetti tecnici legati alla vinificazione. E dopo un’esperienza come stagista a Chateauneuf-du-Pape, arrivo nel 2005 in Irpinia decisa ad occuparmi dell’azienda di famiglia.

È l’inizio di un lungo percorso che porterà alla nascita della Tenuta Cavalier Pepe

Quando sono arrivata avevo 25 anni, cominciavamo a costruire la cantina e c’era da fare tutto. Non c’erano i serbatoi, ci avevano appena attaccato l’elettricità ed eravamo sotto vendemmia. Avevamo già 23 ettari e dunque parecchie uve. I fratelli di mio padre, i mariti delle sorelle di mio padre ed un nipote hanno partecipato alle attività per avviare l’impresa. Però mio padre era in Belgio pieno di lavoro ed io ero in Italia e dovevo vinificare: sentivo il peso di questa responsabilità. Ero totalmente dedita al lavoro e non mi concedevo distrazioni di nessun genere. Ero io la cantiniera, vinificavo con il supporto di un enologo che lavorava per altre aziende e che veniva ogni tanto per darmi qualche suggerimento. È stato molto duro. Mi sono quindi concentrata sulla vinificazione, poi sulla creazione della bottiglia, del tappo, dell’etichetta, sul trovare i fornitori. C’era da creare la rete commerciale…

È questo forse l’altro lato della medaglia?

Questo lavoro necessita di una totale dedizione e la società, soprattutto in alcune realtà, non è organizzata per aiutare le donne che lavorano. Lavoro sette giorni su sette e, nonostante ciò, ho due figli. Ma ho dovuto rinunciare a tante cose. Non so cosa significhi, ad esempio, avere del tempo libero o fare la luna di miele e ho sofferto molto la solitudine. Mi sono resa conto di tante cose a cui non avevo pensato quando ho fatto questa scelta così importante. La mia attività mi ha allontanato dalla famiglia d’origine e non ha consentito ai miei figli di crescere vicino ai loro nonni. Mi sembra che abbiano perso qualcosa. Un ruolo importante gioca poi la totale assenza, sul territorio, di servizi per l’infanzia che aiutino le donne che lavorano. È difficile essere donna, ma è una constatazione che ho potuto fare solo quando sono diventata moglie e madre.

Qual è invece l’aspetto positivo di essere a capo della Tenuta Cavalier Pepe, di vivere e lavorare in questi territori?

Diciamo per prima cosa che è un territorio bellissimo e i prodotti sono fantastici. Dunque, ho potuto produrre i vini che mi piacevano e farlo come volevo io. Avendo lavorato in Francia, in aziende rinomate, ho potuto acquisire un ottimo palato e sono sempre stata consapevole del grande potenziale di queste terre. Qualsiasi uva cresca qua è buonissima e se il vino è fatto bene è possibile offrire un prodotto di grande qualità. Vini veramente persistenti, sapidi, equilibrati. Quindi, avere dei buoni prodotti, poter fare il mio vino e impostare il mio marketing mi ha dato tante belle soddisfazioni. Chiaramente, ci è voluto molto lavoro. La nostra è un’azienda che, per volere di mio padre, è cresciuta tanto, fino a diventare un’azienda veramente importante. È un’azienda che io, oggi, sono la sola a rappresentare e di questo non posso che esserne orgogliosa.

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