Cristina Serafini Sauli vive e lavora a Roma, dove è titolare di Matuta Gioielli. Dopo la laurea in architettura segue un percorso canonico e intraprende la libera professione che la impegna per oltre vent’anni. Poi la svolta e la decisione di dedicarsi ad una passione che affonda le sue radici nell’infanzia: la creazione di gioielli. Sono creazioni speciali le sue, in bronzo e pietre dure, prodotte utilizzando l’antica tecnica della cera persa. Pezzi unici dallo stile contemporaneo nei quali è evidente l’impronta dell’architetto che ben si coniuga con la conoscenza della storia del design e della moda.

Cristina da architetto a creatrice di gioielli. Qual è stato il tuo percorso professionale?

Ho sempre avuto la passione per i gioielli. La mia storia di artigiana gioielliera nasce in tenera età perché fin da piccola adoravo scegliere i gioielli dagli scrigni delle mamme o delle nonne. Negli anni però la mia professione è diventata quella di architetto, perché comunque l’architettura era un’altra delle mie delle mie grandi passioni. Sono stata per vent’anni una libera professionista, occupandomi inizialmente di progettazioni, poi di piani di sicurezza per le lavorazioni delle autostrade e strade statali. Un’attività, questa, che aveva poco di artistico e molto di tecnico e che ho portato avanti con gran fatica. Poi, anche a causa della crisi edilizia che ha provocato una battuta d’arresto del mio lavoro, mi sono ritrovata in un momento di tranquillità. Era l’occasione giusta per cominciare qualcosa di nuovo.

Come hai concretizzato questo desiderio?

Mi sono trovata a rendere la mia passione per i gioielli, che avevo sempre coltivato come passatempo, qualcosa di più articolato e strutturato. All’epoca avevo uno studio con un seminterrato molto bello in un edificio del ‘500 e ho deciso di esporre lì i miei gioielli. Ho organizzato delle mostre e delle vendite che hanno avuto un buon riscontro. Forte del consenso che le mie creazioni suscitavano, a quel punto, ho pensato che avrei potuto rendere la mia passione una seconda professione.

Arriviamo così alla nascita di Matuta Gioielli…

Sì, perché da lì, cinque o sei anni dopo, ho pensato di dedicarmi esclusivamente alla creazione di gioielli. Avevo capito che era quello che volevo fare, e lo faccio con gioia, quella era la mia strada. Così ho chiuso la partita iva da architetto e aperto quella di artigiana: mi sono lanciata in questa attività. Ho scelto di chiamare la mia produzione Matuta perché a Roma la Mater Matuta è la dea dei nuovi inizi, è l’aurora. Perciò ho pensato che potesse essere di buon auspicio per me che iniziavo una nuova professione.

Qual è stata la molla che ti ha spinto al cambiamento?

Fondamentalmente il bisogno di esprimermi attraverso la creatività e il bisogno di utilizzare le mani. Usare le mani mi rilassa moltissimo e vedo che è una cosa catartica per molti. Anche nel mio processo creativo c’è questo aspetto di concretezza e di manualità, nel senso che penso, disegno, creo il prototipo e lo realizzo. È un percorso che va dall’ideazione alla rifinitura e mi piace molto seguire il processo creativo in tutte queste fasi. Uso per i miei gioielli soprattutto il bronzo con la tecnica della cera persa, ovvero realizzo i miei modelli in cera che poi faccio fondere e infine rifinisco. Amo utilizzare le pietre dure semipreziose e mi piacciono soprattutto le pietre che abbiano delle inclusioni piuttosto che il rubino perfetto, purissimo. E questo proprio perché certi difetti rendono la pietra unica e molto particolare.

Hai incontrato difficoltà nell’intraprendere questa attività?

Devo dire che alla fine è stato tutto incredibilmente facile, senza grandi problemi quasi, fosse un segno che la strada giusta era quella. Non ho avuto momenti di crisi o difficoltà: ho cominciato facendomi conoscere nel quartiere, poi anche fuori e ho iniziato a partecipare alle fiere di settore. Poi piano piano sono arrivata anche nei musei, dove insieme ad altre persone abbiamo presentato questo progetto di gioielli ispirati all’architettura. E lentamente la situazione si è evoluta in meglio. Con Instagram poi sono arrivata anche all’estero, in alcune gallerie, negozi che mi contattano online. È stato uno strumento molto potente che ha contribuito a farmi crescere e mi ha consentito di ampliare ulteriormente la mia clientela.

Esiste un cliente tipo a cui ti rivolgi con la tua produzione?

Faccio sostanzialmente le cose che mi piacciono e che poi, ho visto, piacciono anche ad altri. Pensavo che solo le persone come me, con le quali c’era una certa affinità, potessero apprezzare il mio lavoro, ma ho potuto constatare che non era proprio così… I miei clienti vanno dai quattordici anni fino agli 88. Quando le madri delle mie amiche vengono da me e mi dicono che vorrebbero farsi fare un anello, dato che lavoro anche su commissione, questo mi riempie di gioia. È la testimonianza che il mio lavoro può essere apprezzato a tutte le età, da persone molto diverse. Spesso mi dicono: “Ho un vecchio anello, si potrebbe modificare?” oppure “Ho delle pietre, potremmo fare qualcosa?” E allora creiamo il gioiello insieme e questo è molto bello oltre che coinvolgente e ci consente di realizzare qualcosa di davvero unico e speciale.

Cosa rappresenta per te il tuo lavoro e che spazio occupa Matuta  nella tua vita?

Anche troppo perché quando lavori per passione non hai orari. Mi occupo delle mie creazioni, controllo, osservo. E inoltre mi piace molto studiare i gioielli del passato, dagli anni ’20 in poi, ma anche, volendo, dall’antica Roma ai monili etruschi. Perché tutto può essere fonte di ispirazione. Quindi appena ho un po’ di tempo libero, faccio ricerche su Pinterest, ad esempio. Giro con un quadernino e mi appunto ogni cosa che può in qualche modo ispirarmi. Faccio schizzi: da una ringhiera a qualsiasi cosa che mi colpisce e che potrebbe tornarmi utile in futuro. Diciamo che la mia testa è protesa verso il mio lavoro. E questo, se da una parte può sembrare eccessivo dall’altra devo dire che la mia è una passione e quindi mi diverte, mi fa sentire bene.

Quanto è diversa la Cristina di oggi, dall’architetto? Quanto sei cambiata?

Sono senz’altro più serena, e quindi, molto probabilmente, in quel senso sono cambiata. Io ho amato tantissimo il mio lavoro di architetto e i primi dieci anni della mia carriera sono stati davvero interessanti ed entusiasmanti. Però sono consapevole che quello che faccio in questo momento mi dà più soddisfazione. Anche se riconosco, nel processo creativo che mi porta a realizzare un gioiello, un approccio che è quello di un architetto. Mi rendo conto di questo. Per cui le proporzioni per me hanno un senso, come il peso e il disegno che secondo me è fondamentale. Insomma, tutte le conoscenze acquisite con i miei studi diventano effettivamente funzionali a ciò che faccio adesso. Come un disegno prestabilito, un percorso in cui tutto mi ha portato dove sono ora. E di questo non posso che essere grata perché quello che faccio mi riempie di soddisfazione e di gioia.

 

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