Marina Taroni, pittrice e artista affermata è stata, prima di dedicarsi alla pittura, una giornalista di moda negli anni della “Milano da bere”, gli anni d’oro del Made in Italy. Insoddisfatta della propria dimensione professionale, individua nell’arte e nella pittura lo strumento più adeguato ad esprimere il suo mondo interiore. Il trasferimento a Besano, sul lago di Lugano, e il completamento della sua formazione artistica, rappresentano un punto di svolta. Ben presto ottiene riconoscimenti del suo talento. Vincitrice di prestigiosi concorsi internazionali, espone ormai in tutto il mondo, in Italia e in Europa, da Dubai a New York.

Prima di diventare una pittrice ed un’artista sei stata giornalista. Puoi raccontarci del tuo passato professionale?

Premetto che ho sempre amato dipingere ma la vita spesso ti porta verso altre direzioni. Così, terminati gli studi linguistici mi sono trasferita da Como, dove sono nata, a Milano. E proprio a Milano ho avuto l’opportunità di entrare nella redazione della prestigiosa rivista di moda Harper’s Bazaar Italia e France. Erano i favolosi anni Ottanta, un decennio fantastico per la moda che ha segnato un’epoca che ormai è entrata nel mito, con l’affermazione di stilisti come Armani e Versace e delle top model sulle passerelle milanesi. Ho vissuto intensamente in questo mondo patinato per oltre un decennio ma era un mondo che, se pur stimolante, non mi apparteneva. La moda non è mai stata nelle mie corde e prima di diventare mamma ho lasciato la rivista per diventare giornalista freelance e scrivere di altro. Ma anche scrivere non mi è mai stato congeniale e così ho semplicemente smesso.

Dal giornalismo ti avvicini all’arte e da giornalista divieni pittrice. Come è avvenuto questo passaggio?

Nel Duemila mi sono stabilita sul lago di Lugano e l’incontro con il Maestro Michele Ferrari ha risvegliato in me il desiderio – sempre latente – di accostarmi nuovamente alla pittura. Dipingere è sempre stata la modalità di esprimermi che mi era più congeniale. Dipingevo sin da piccola, per lo più paesaggi solitari e monocromi. Essere nata in Italia, culla del genio e della creatività, ha sicuramente contribuito a farmi percepire l’arte come forma di espressione. Sentivo però la necessità di acquisire competenze tecniche che all’epoca non possedevo. Quindi ho formato la mia educazione artistica presso l’atelier del Maestro Ferrari, un giardino florido in cui ho potuto sviluppare le mie intuizioni e potenzialità creative, trovando una personale via pittorica. L’esperienza nella moda ha sicuramente avuto una forte influenza sull’elaborazione del mio gusto estetico. Ma in definitiva posso dire che sono passata ad un’altra forma di comunicazione: dalla scrittura alla pittura.

Arrivi dunque ad appropriarti della tecnica e ad elaborare un tuo stile preciso che ti identifica ma denso di richiami che evidentemente hai interiorizzato…

Il silenzio

Emozioni molto intense a seguito di una condizione personale di tormento mi hanno portato ad esprimere attraverso l’arte ciò che avevo interiorizzato. Libera da qualsiasi condizionamento stilistico, dipingo esclusivamente la natura selvaggia e primordiale, senza contaminazioni antropiche. Traggo ispirazione dalla contemplazione della natura, fonte inesauribile di spunti ed emozioni. Lascio che essa si serva di me per dettare i suoi colori e i suoi significati ancestrali. I miei dipinti non sono vedute da cartolina ma un linguaggio che traduce il paesaggio in esperienza interiore. Nutro profonda empatia, anche se non significa che mi sia ispirata a lui, con Caspar David Friedrich, il più importante esponente del paesaggio simbolico. Provo grande ammirazione per le sue opere e ciò che esse rappresentano.

Ben presto sono arrivati le esposizioni e i riconoscimenti. Da pittrice affermata, come vivi il successo?

Ho iniziato sin da subito ad esporre in tutto il mondo, in importanti musei e gallerie d’arte. Le mie opere sono state pubblicate in prestigiosi cataloghi d’arte e ho ricevuto ambiti premi e riconoscimenti. Ma non siedo sugli allori ed ogni giorno alzo l’asticella. L’arte, infatti, mi ha consentito di non percepire la mia età, i miei 62 anni, come la fine della corsa in quanto ogni giorno faccio nuovi progetti. Il mio nuovo e ambizioso obiettivo è una mostra personale significativa che mi consenta di confrontarmi con un pubblico di spessore, scevro da preconcetti dal punto di vista artistico. A sessant’anni si ha una percezione della vita differente rispetto ai venti. Da giovani si pensa di avere davanti a sé tempo illimitato, alla mia età o ci si dà per vinti o si fa come me che tengo il piede schiacciato sull’acceleratore…

Quanto sei cambiata nel corso di questi anni e quanto è cambiata la tua vita dal momento in cui hai intrapreso questo nuovo percorso?

Anima nuda

Non posso fare paragoni tra la persona che ero a venti/trent’anni ed ora che ne ho più di sessanta. Sono maturata e cambiata io come donna. La pittura mi ha regalato bellissimi momenti e sicuramente ha contribuito alla mia trasformazione e alla mia crescita interiore. La vita dell’artista è tutt’altro che rilassante e non consiste esclusivamente nello stare seduto in studio a dipingere.  C’è il materiale da acquistare, le tele che poi vanno gessate, dipinte, preparate e imballate per le mostre, ci sono le spedizioni da seguire. E poi la vita sociale dell’artista di solito è vivace, con inviti continui ad eventi. E i social da seguire, al giorno d’oggi indispensabili. Insomma, una vita molto intensa…

Hai un messaggio, un insegnamento, una riflessione che vorresti trasmettere alle donne che potrebbero trarre ispirazione dalla tua esperienza di pittrice e di donna?

Quello che la mia esperienza mi ha insegnato è che non si deve mai avere paura delle tempeste. A meno che non si abbia un problema di salute grave e irrecuperabile, dobbiamo affrontare le difficoltà con coraggio. Ma so per certo che è una dote che a noi donne non manca. E poi cercare di seguire le proprie aspirazioni. Perché, anche se siamo spesso fagocitate dalla famiglia, troviamo sempre la forza per non arrenderci, per realizzare i nostri sogni.

2 Comments on Marina Taroni, pittrice. Il paesaggio come luogo dell’anima

  1. Sono orgogliosissima di mia sorella.
    La stimo tantissimo per il suo percorso artistico e per i suoi numerosi successi internazionali.

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