Mariacmaglieria artigianalehiara imprenditrice, titolare di CHIA  Maglieria Artigianale, accoglie da anni le clienti nel suo confortevole salotto showroom nel centro di Como, fra cartelle colori e morbidissimi capi in maglia. Prima di approdare alla creazione di maglie di cachemire e filati pregiati però, questa donna dall’aspetto fragile ma dal carattere forte e determinato, ha compiuto un percorso professionale per molti aspetti sorprendente. Oggi è una stilista realizzata nel lavoro, il cui amore per il bello, per il lavoro artigianale e la cura del dettaglio si esprime in tutte le sue collezioni.

Mariachiara il tuo percorso lavorativo sembra costituito da un succedersi di tappe intermedie, solo apparentemente scollegate tra di loro, che si sono susseguite sino a portarti dove sei oggi. E così?

Allora, mi sono laureata in filosofia, erano i primi anni ad indirizzo comunicazioni sociali. Dopo la laurea ho lavorato nell’ambito della comunicazione. Nel frattempo, mi sono sposata e sono rimasta incinta della mia prima figlia e qualche tempo dopo della seconda. A quel punto, siccome personalmente ho sofferto del fatto che mia madre, pediatra, non fosse molto presente, ho messo come priorità i miei figli, e sono rimasta a casa a fare la mamma. Con l’arrivo della terza figlia però ho sentito la necessità di trovare un’occupazione che mi consentisse di conciliare il lavoro con la famiglia e quindi, su suggerimento di un’amica, ho cominciato a lavorare come venditrice per una ditta che produce prodotti naturali e biologici per la casa e per la cura della persona.

Quindi passi dalla comunicazione alla vendita. E poi cosa succede?

Dopo due anni e mezzo la responsabile della ditta per cui lavoravo, mi dice che c’era una stilista di maglieria di Milano che avrebbe voluto allargare il suo mercato su Como. Non sapevo nulla di maglieria, ho visto la sua collezione e ho cominciato a collaborare con questa stilista che mi ha veramente insegnato moltissimo. Le ho procurato clienti e ho imparato ad apprezzare i filati di alta qualità. Da lei ho imparato il concetto di personalizzazione: ti presento la mia collezione ma ogni capo è realizzabile in colori diversi e con modifiche. La sua collezione però non mi rispecchiava e a quel punto un’amica mi ha suggerito di cominciare la mia attività e mi ha addirittura fatto conoscere un primo laboratorio con cui collaboro ancora. E così nel 2010 ho realizzato la mia prima collezione.

Quindi nel 2010 nasce Chia maglieria artigianale e tu diventi una stilista ma anche

maglieria artigianale
Giulia indossa creazioni Chia Maglieria Artigianale

un’imprenditrice. Un grande cambiamento, suppongo con tante cose da imparare…

Devo dire che ho proprio imparato sul campo. Di maglieria conoscevo il prodotto, conoscevo un laboratorio, non sapevo granché di filatura e non sapevo nemmeno come si realizzava un capo in maglia, non sapevo nulla del lavoro che ci sta dietro: la maglia tagliata, la maglia calata, i telai elettronici, i telai artigianali, zero! Ero arrivata a capire che per soddisfare la mia necessità di personalizzazione e su misura dovevo rivolgermi a laboratori artigianali, e quindi ho cominciato la mia ricerca. Ho scoperto anche l’esistenza di tutto un mondo collaterale alla maglieria, eppure importante: bottoni, finiture, passamanerie. Insomma, un processo di apprendimento continuo. Oltre a questo, c’era da pensare alle etichette, al logo, ai sacchetti. C’era qualcosa da imparare ogni giorno, ogni settimana, ogni stagione. Ma questo vale ancora oggi e ne sono pienamente convinta.

Quindi ci sono stati altri passi importanti nella tua crescita di imprenditrice e stilista, passi che ti hanno consentito di consolidare ulteriormente le tue competenze?

Certo! Un passo importante è stata la mia partecipazione a Pitti Immagine (fiera semestrale che si tiene a Firenze, dedicata agli operatori professionali del settore tessile/maglieria) senza sapere praticamente nulla, ho semplicemente guardato quello che facevano gli altri. Allora ero proprio una neofita e tutto mi sembrava fantastico! Ogni sei mesi andavo a Pitti, ogni volta imparavo qualcosa e iniziavo a conoscere le migliori filature italiane. Intanto rinsaldavo la collaborazione con alcuni laboratori di maglieria e ne cercavo sempre di nuovi. Nel 2016 ho seguito un corso di design della maglieria al Politecnico di Milano ed é stata un’esperienza bellissima ed entusiasmante. Ho dovuto interrompere il lavoro per dedicarmici completamente. Ritornare all’università a quasi 50 anni mi ha aperto gli orizzonti, ho davvero imparato tanto. Ho capito il lavoro che sta dietro ad un capo in maglia, le difficoltà che comporta e le abilità che richiede, per questo apprezzo moltissimo il lavoro delle mie magliaie.

Hai potuto contare sul sostegno dei tuoi famigliari in quest’avventura? E quanto è stato importante?

Famiglia, marito, figlie e mamma mi hanno sempre fatto i complimenti ma io tendevo a sminuire quello che facevo perché forse ero convinta che le loro parole di apprezzamento derivassero dall’affetto che provavano nei miei confronti e dai vincoli familiari. Solo adesso comincio a credere in me stessa e in quello che faccio anche a fronte delle vendite che sono la prova tangibile del consenso che quello che offro incontra. 

maglieria artigianale
Giulia indossa creazioni Chia Maglieria Artigianale

Che cosa rappresenta per te oggi il tuo lavoro di stilista di maglieria artigianale?

Molto, forse troppo… È fonte di sfide continue, ad esempio con il Covid ho dovuto reinventarmi, ricorrere ai social e usare anche questi strumenti per avvicinarmi ad una nuova clientela, implementando l’online attraverso Instagram.  Ed è anche motivo di grandi  soddisfazioni e molto assorbente al punto che la giornata non basta mai. La pandemia mi ha fatto però anche capire la necessità di ritagliare degli spazi per stare con gli altri, per stare in famiglia, o solo per ricaricarmi. Senza nulla togliere a questo lavoro che mi appassiona sempre e mi fa scoprire ogni giorno cose nuove. Mi affascina sempre la capacità di fare, la creatività e l’ingegnosità che c’è dietro al lavoro artigianale. Perché questo è un lavoro difficile, che richiede un’abilità non comune che andrebbe coltivata e valorizzata e che invece, purtroppo, si va perdendo.

Cosa hai imparato invece di te stessa in questi anni, alla luce dell’impegno profuso e dei risultati ottenuti? 

Sono nata in una famiglia con due genitori medici, rigorosi ma anche attenti e da piccola avevo trovato un buon equilibrio tra studiare e avere risultati. Ho sempre amato molto disegnare e dipingere con le tempere. Diciamo che questa vena creativa era presente in nuce anche lì ed è esplosa dopo, insieme all’amore per le cose belle e per l’artigianato di qualità. Poi ci sono stati gli anni dell’adolescenza, anni un po’ grigi, dove mi sono sentita smarrita, conscia di aver perso quel brio ed entusiasmo che mi aveva caratterizzato da bambina. Ecco, questo lavoro credo mi abbia fatto ritrovare quell’entusiasmo, la grinta, la voglia di fare, avere passione insomma. Si è trattato in fondo di un ritorno al passato, ad un antico amore per la creatività e le cose belle di cui amo circondarmi.

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