Maria Laura Berlinguer: un passato come manager della comunicazione in un ente pubblico e una nuova vita come blogger. Accadeva cinque anni fa. Da allora il suo blog, dedicato all’artigianato ma anche allo stile  italiano, inteso anche come lifestyle, è diventato un riferimento per le eccellenze del Bel Paese. Eppure, per questa donna divenuta ambasciatrice del Made in Italy, il processo di crescita e di cambiamento non poteva dirsi ancora concluso. Così l’anno scorso ha compiuto un’ulteriore svolta dedicandosi alla scrittura. La notte è mia sorella è il suo primo libro dato alle stampe, un giallo avvincente che sta ottenendo grandi consensi.

Maria Laura vuoi raccontarci del tuo percorso professionale? Come sei arrivata al tuo primo cambiamento, a raccontare lo stile italiano?

Ero manager della comunicazione di un ente pubblico finché verso i 50 anni ho deciso, per una serie di ragioni, di licenziarmi per dedicarmi ad altro. Non è stato un percorso facile perché si trattava comunque di abbandonare un posto sicuro, con un contratto a tempo indeterminato. Mi trovavo evidentemente in un momento di crisi perché se tutto fosse andato meravigliosamente non mi sarei licenziata. C’è sempre una crisi dietro il bisogno di cambiare e questo l’ho potuto sperimentare anche in seguito. Una volta chiuso questo capitolo della mia vita, mi sono messa a studiare. Fotografia, scrittura per il web ed altro, ho seguito corsi e master americani, perché online c’è di tutto. E ho pensato di trasferire le mie competenze nel campo delle relazioni istituzionali e nella comunicazione sul web. Poi, per sperimentarle, per mettere in pratica quanto ho appreso, ho creato un blog.

Un blog dedicato alla moda…

Il primo si chiamava Chic and Low cost e mi rappresentava molto. Perché io compro, mi circondo e mi vesto di cose che sono belle, ben fatte, di qualità ma non necessariamente griffate, note. Perché esistono miriadi di cose belle, eleganti, di tessuti meravigliosi, di ottima fattura che non appartengono a brand famosi. E interessandomi a queste realtà che mi sono resa conto che il 90% di questi prodotti erano pensati e realizzati in Italia. Così con la consapevolezza acquisita nel mio primo anno di lavoro ho deciso di dedicarmi al Made in Italy. Sono uscita allo scoperto e ho aperto un nuovo blog con il mio nome.

Nasce così Marialauraberlinguer.com stile italiano, nel quale promuovi le tante eccellenze italiane meno note. Come hai selezionato i brand da presentare?

Ho fatto pubbliche relazioni e ho maturato una capacità di fare network molto forte che fa parte del mio bagaglio. Ho cominciato a presentare i marchi che conoscevo poi la rete si è estesa agli amici e agli amici degli amici. Finché gli stessi artigiani hanno cominciato contattarmi per farsi raccontare e oggi ho una enorme rete di marchi. E non solo di moda, ma anche di arredamento e alto artigianato. Questo perché sono consapevole del valore della manifattura italiana ma anche del fatto che questa viene poco valorizzata. Un patrimonio che va pian piano perdendosi mentre andrebbe tutelato e protetto. Anche la mia collaborazione con la Fondazione Cologni arti e mestieri, che incoraggia la trasmissione di questi saperi, va letta in questa direzione. Regalo al mio paese la promozione dell’artigianato.

Dopo anni dedicati al Made in Italy e allo stile italiano però, hai compiuto una nuova svolta professionale…

Dopo cinque anni, nonostante l’impegno profuso, mi trovavo in un periodo di crisi. La pandemia ha provocato la chiusura di molte aziende e la perdita di tante competenze. E poi devo dire che non mi piaceva il modello di business che sta dietro l’influencer marketing. Volevo mostrare chi c’è dietro questi marchi, raccontare la storia delle aziende, mettere in rilievo soprattutto la capacità femminile che c’è nel Made in Italy. Non mi interessava propormi come persona, indossare un certo capo, andare in quella direzione. Così mi sono fermata e a un certo punto ho fatto un sogno…E ho scritto un libro.

Da blogger a scrittrice dunque… Vuoi raccontarci come sono andate le cose?

Devo dire che per quanto ami la lettura, i libri e i romanzi, non avevo mai pensato fino a quel momento di scriverne uno. Questo sogno è stato perciò in qualche modo rivelatore. Io vivo a Roma ma sono sarda e mantengo con la mia isola un forte legame. Ho sognato un posto della Sardegna che non conoscevo ma che ho scoperto esistere davvero. Si trattava di un paesino della Sardegna centrale che risale all’anno 1000, un luogo antico in cui esisteva un museo della stregoneria… Incuriosita sono andata a cercare altre fonti e ho scoperto la storia di questa donna vissuta durante la dominazione spagnola. Sottoposta a ben due processi per stregoneria da parte dell’Inquisizione e condannata al rogo al quale però riuscì fortunatamente a scampare. Per poi scomparire nel nulla. E da lì mi è venuta l’idea di scrivere un libro.

Una storia misteriosa, un giallo dunque?

Sì, il libro doveva essere un giallo perché è un genere che mi piace, mi diverte, mi divertono gli enigmi e la costruzione dell’enigma.  Ma non avevo la minima idea di come si scrivesse un giallo. Perciò ho cercato delle dritte su Google, ho trovato delle indicazioni di Patricia Highsmith, che è una grande giallista, e le ho seguite. In tre mesi l’ho scritto e ho trovato un editore che me l’ha pubblicato. Essere riuscita a scriverlo è stata per me una fonte di soddisfazione davvero incredibile! È la storia di una donna che torna nella sua isola si imbatte in un omicidio e cerca di risolverlo. Ma il lettore accompagna la protagonista nel suo percorso di crescita, mentre va alla ricerca del suo daimon, del suo spirito guida.

Qual è stato l’impatto che questa tua nuova esperienza di scrittura ha avuto su di te come persona, rispetto all’attività di blogging?

Facendo la blogger ed entrando in contatto con gli artigiani mi sono sicuramente arricchita delle loro esperienze. Ed è stato interessante e coinvolgente. Però in quel caso mi limitavo a raccontare le esperienze altrui, non potevo inventarmi niente; con la scrittura invece avevo il campo totalmente libero. Posso lasciar andare la fantasia senza alcun limite ed è stata una scoperta davvero bellissima! E poi ho anche recuperato delle storie e delle leggende della Sardegna e questo per me ha significato ritrovare un po’ le mie stesse radici. Un grande peso hanno avuto anche le parole di apprezzamento che ho ricevuto dai lettori che mi hanno dato una grandissima gratificazione. Tutto questo ha contribuito a farmi sentire diversa, centrata: oggi non metto limiti a quello che vorrei fare o diventare.

Che cosa ti sentiresti di dire alle donne che, come te, desiderano percorrere una nuova strada, un nuovo inizio?

Condividere la mia storia mi dà una grande gioia anche perché spero che questa mia esperienza sia fonte di ispirazione per altre donne. Vorrei arrivasse loro il messaggio di osare, di provare, senza troppe aspettative. Poi le cose andranno come devono andare. E se non dovessero andare bene, pazienza.  E poi vorrei invitare chi desidera un cambiamento a stare attenti ai segni che la vita ci dà, a restare aperti alle possibilità che la vita ci offre. Purtroppo, abbiamo dei blocchi, imposti dalla società, dal contesto famigliare, o dall’educazione che ci impediscono di vedere quello che siamo e quello che vogliamo fare. Bisogna superare questi blocchi e stare sempre con le orecchie aperte e gli occhi spalancati, perché il mondo offre miliardi di opportunità.

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