Ph. Yvonne Böhler

Maria Rosaria Valentini è l’ideatrice della casa editrice ticinese GiraffeBianche Edizioni, che si rivolge a bambini e ragazzi. Originaria di San Biagio Saracinisco, un minuscolo centro in provincia di Frosinone, si traferisce a Roma giovanissima per completare i suoi studi. Consegue la maturità linguistica e il diploma di traduttrice per il tedesco e l’inglese, laureandosi in germanistica presso l’università La Sapienza. Nel 1989 giunge in Svizzera con una borsa di studio in storia dell’arte. Trascorre diversi anni a Berna per poi trasferirsi in Ticino, dove attualmente vive. Alle spalle ha un corposo curriculum di pubblicazioni di racconti, romanzi e poesie con importanti case editrici, tradotte anche all’estero.

Maria Rosaria, il tuo percorso biografico sembra da sempre essere contrassegnato dalla scrittura e dall’amore per i libri

Sono scrittrice e sì, mi sono sempre dedicata sia alla prosa che alla poesia anche quando ero un’autrice inconsapevole, cioè fin da bambina. Da adolescente poi, scrivevo in continuazione, come fanno quasi tutti. Senza mai però pensare di trasformare la mia passione per l’inchiostro in una attività vera e propria, riconosciuta dagli altri. Sono cresciuta in un paese piccolissimo, ma ho avuto dei genitori che hanno saputo guardare un po’ più in là. Nel senso che mi hanno sempre sollecitata a leggere e a scoprire quello che è oltre il nostro recinto, oltre la staccionata di casa. Quindi mi hanno mandato a studiare per le medie in un centro più grande, dove ho vissuto in un pensionato laico. Un’ esperienza particolare questa, molto impegnativa che non auguro a nessun bambino. Un periodo non facile che tuttavia, come tutte le cose un po’ più toste, mi ha insegnato alla fine qualcosa.

Un’esigenza per la scrittura, la tua, che affonda dunque le radici nell’infanzia

È dall’infanzia, infatti, che ho cominciato a focalizzare l’attenzione sui dettagli, sulle piccole cose. Mi imbambolavo a fissare foglie e fiori e sassi. Mi rapiva il salice del nostro giardinetto, e così anche la strada che facevo per andare a scuola. Era tutto un mondo mio, fatto di cose minutissime. E questa costellazione poi me la sono portata dietro quando mi sono trasferita a Roma per frequentare il liceo e l’università. Continuando a scrivere. Con un’attenzione per le parole ben cucita direi nel cuore e nell’intero mio corpo, perché per me è un’esigenza quasi fisica. Oggi posso dire di avere alle spalle una trentina d’anni interamente dedicati alla scrittura, con mille sfaccettature, mille gioie e mille difficoltà. Perché, come sai, il mondo dell’editoria non è un mondo facilissimo.

Ma come spesso accade, il fato interviene ostacolando il tuo percorso

A un certo punto della mia vita comincio ad accusare dei disturbi che non vengono compresi, non vengono identificati. Sintomi talvolta ascritti alla mia natura, un po’ troppo attenta ai particolari, alla mia sensibilità. E ad una visione del mondo in bilico tra quello che è reale quello che non lo é. Intanto passano gli anni e io sto sempre male e questi sintomi diventano molto marcati e invalidanti. Ma ancora vengono bollati come un problema psicologico e causa quindi di una reazione psicosomatica. Finché, nel 2015 identificano un tumore. Un tumore di natura benigna che però, nel frattempo, era diventato molto importante, collocato tra cervello e cervelletto. E a quel punto vengo sottoposta a un intervento, estremamente delicato e lungo, presso l’ospedale universitario di Basilea.

Cosa succede dopo l’intervento?

Ho la fortuna o la grazia di sopravvivere ma vengo colpita da una paresi facciale gravissima e resto completamente sorda all’orecchio destro. Non percepisco suoni e non c’è possibilità di rimediare. Questo ha forte un impatto anche sull’equilibrio e sulla deambulazione. Ho vissuto lunghissimi periodi negli ospedali e ricoveri infiniti, riabilitazioni: un percorso veramente complesso. A ciò si aggiungono problemi di salute seri che nello stesso periodo colpiscono persone a me care. Anni che potrei chiamare d’inferno. Nel 2020, ancora molto coinvolta da questa vicenda, arriva la pandemia e quindi mi ritrovo chiusa in casa. Comincio, da queste vicende, a ripensare al mio percorso e anche alla mia. Un’infanzia che è stata da una parte molto solitaria, dall’altra estremamente illuminata dai libri e soprattutto dai libri per bambini.

Un’infanzia dove i libri occupano un posto importante

Possiedo il ricordo vivido di mio padre che mi regalava ogni sabato un librino ricco di illustrazioni. Aspettavo quel momento e passavo il fine settimana in poltrona a leggere o anche solo a sfogliare quelle pagine. E mi sono sentita in debito nei confronti di quello spicchio della mia infanzia e nei confronti dei miei genitori. I quali, benché fossero modesti nei mezzi, avevano una cura nel saper raccontare. Raccontare credo sia la chiave di volta della nostra esistenza. Perché attraverso quello che noi raccontiamo ci diamo una mano: la mia esperienza, se narrata, può essere utile a un’altra persona.  Viceversa, l’esperienza capitata a un’altra persona può essere utile o interessante per me.  Dì li l’idea di creare una piccola casa editrice per bambini così come io l’ho sempre sognata, cercando di osservare il mondo con i miei occhi da bambina.

Ma qual è stata la molla che ti ha fatto decidere di dedicarti all’editoria e ai libri?

Mi sono detta: in questi ultimi anni avrei voluto fare tante cose e non le ho potute fare ma sono comunque felice di essere qui. E sono felice di aver avuto la fortuna di incontrare nuove persone e di vivere, nella sofferenza, anche situazioni meravigliose. Io ci voglio provare! E quindi ho provato! Così dal 2020 esiste le mie GiraffeBianche Edizioni. Ho chiamato Giraffe Bianche la mia casa editrice perché le giraffe bianche sono rarissime e chiaramente diverse. Eppure, quando nascono vengono subito integrate con disinvoltura dal gruppo cosiddetto normale. Questo comportamento mi è sembrato illuminante e vicino a ciò che voglio raccontare. Dunque le giraffe bianche sono diventate il simbolo della casa editrice. Per la prima pubblicazione ho usato una storia che avevo nel cassetto, ma le illustrazioni sono state realizzate da una bravissima illustratrice ticinese. E da qui sono partita.

Che cosa rappresentano oggi GiraffeBianche e i libri per l’infanzia nella tua vita?

Con Giraffe Bianche ho potuto concretizzare un sogno antico. Ho amato molto i miei libri da bambina e oggi, quando vedo le bozze dei progetti che sto per pubblicare, riprovo la gioia di allora. Mi sento come se fossi ancora lì̀, su quella poltrona, come se mio padre mi portasse il librino del sabato e rivivo quell’entusiasmo. Posso dire quindi che questo lavoro ha risvegliato in me le emozioni positive che provavo quand’ero piccola e le ha perfino potenziate. Insomma, sono estremamente felice di essere qui ad ascoltare le storie degli altri e a raccontare le mie.

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