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Enrica Rolando, creative designer e grafica, dotata di capacità immaginativa e grande empatia, è al contempo una professionista concreta e scrupolosa. Una donna che ben si identifica nel pensiero di Bruno Munari riportato sul suo sito: “Conservare l’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire e la voglia di comunicare”. Perché così appare Enrica: curiosa, piena di interessi, desiderosa di capire e di imparare, con un’innata predisposizione all’ascolto, che la rende unica e speciale.

Enrica, sei arrivata a occuparti di grafica ottenendo riconoscimenti e gratificazioni importanti. Ma potresti spiegare in cosa consiste esattamente il tuo lavoro?

Sono una graphic designer, cioè mi occupo di grafica e di design per aziende e liberi professionisti. In pratica creo marchi, immagini aziendali coordinate e campagne pubblicitarie legate alla filosofia del prodotto e dell’azienda. Il tutto lavorando con immagini, caratteri e colori. Interpreto graficamente le richieste delle aziende, dei professionisti e degli artigiani che non hanno una loro comunicazione visiva o che la vogliano migliorare. Nello specifico, dopo un’intervista con il cliente cerco di capire la sua “filosofia” per proporgli quello che può esser funzionale e di suo gradimento. Tutto rispettando i codici colore e il tono di voce scelto. Perché se il maiuscolo corrisponde ad un tono di voce urlato, il minuscolo corrisponde ad uno più sussurrato. I colori poi hanno dei significati proprio a seconda delle percezioni. Insomma, ci sono diverse regole che una graphic designer deve seguire e alle quali mi attengo, sin dal mio personale approccio.

Oggi sei una professionista autonoma, ma il cammino è stato complesso…

Certo! Come freelance faccio questo lavoro dal 2010, come grafica dal 2002. Ho iniziato come dipendente, lavorando in una tipografia dove ho imparato l’abc del mestiere: un lavoro che mi è servito davvero molto. Dal 2002 sono stata assunta in un’agenzia pubblicitaria e lì ho imparato il vero design grafico che, unito alla tipografia, ti forma ancora di più. Poi ho fatto parte fino al 2010 di un’agenzia con altre colleghe e quindi dal 2010 ho intrapreso la strada da freelance. Mi è sempre piaciuto molto disegnare, realizzare qualcosa che gli altri potessero apprezzare e per questo ho frequentato il liceo artistico.  Tuttavia, dopo la maturità, ho lavorato come tirocinante in uno studio con architetti e geometri, acquisendo le basi del disegno tecnico e più tardi come orditrice in una fabbrica tessile.

graficaL’interesse per la grafica allora nasce per caso?

In effetti è stato casuale, se si può dire, perché credo che ognuno di noi attiri quello che desidera… Mentre ero in maternità un conoscente mi propose di collaborare con una tipografia. Lì ho cominciato a cimentarmi al computer nel disegno grafico. C’è da dire che a me la storia della tipografia, come della grafica, ha sempre molto incuriosito. Quando capiti dietro le quinte e vedi tutto il processo di concretizzazione, dai caratteri mobili allo sviluppo delle lastre, a tutte cose che oggi si possono fare con la computer grafica, rimani affascinato: mi si è aperto un mondo! Poi il titolare della tipografia è diventato socio di un un’agenzia pubblicitaria e mi sono trovata in un contesto stimolante, con gente creativa e molto competente. Abbiamo realizzato importanti campagne nazionali, per DeAgostini, Pagine Gialle, L’Oreal. Abbiamo anche vinto un premio per la migliore immagine coordinata, e queste sono cose significative, gratificanti!

La tua, dunque, è stata una formazione sul campo per quanto riguarda la grafica?

Ho imparato un po’ da sola e un po’ grazie alle dritte di persone che facevano già i grafici. E poi lavorando in team, in agenzia c’erano persone che conoscevano bene l’aspetto hardware e da loro ho imparato tantissimo, anche perché la materia mi piaceva. Ho imparato sul campo facendo poi anche dei corsi di aggiornamento. Eravamo un bello staff, era ispirante anche lavorare in squadra, sono stati anni molto intensi pure dal punto di vista formativo, una bella esperienza! Poi ho iniziato una nuova avventura con alcune colleghe e infine ho avviato un’attività totalmente indipendente.

Come hai vissuto questi cambiamenti?

Allora, a me piace molto lavorare in team, anche adesso che sono autonoma, mi confronto spesso con altri professionisti, come fotografi e videomaker. Mi piacciono i progetti a più mani perché ti danno modo di confrontarti ma anche di imparare, perché credimi sto sempre imparando anche adesso. Però il fatto di essere io il cuore di un progetto mi piace, mi lusinga, mi gratifica. Perché quando un’azienda, un professionista, si affida a me significa che apprezza le mie competenze, che crede in me e questo, se da una parte è una responsabilità dall’altra è molto appagante e stimolante. E devo dire che accade sempre, sia per il negozio sotto casa che per la grande multinazionale, cambia certamente il budget ma il mio impegno è lo stesso. Il tentativo che faccio è sempre quello di realizzare qualcosa di unico, efficace e che aiuti a distinguersi dalla massa.

Cosa ti piace fare nel tuo lavoro?grafica

Non c’è una cosa sola. Ho scoperto che mi piacciono cose diverse. Crescendo, diventando freelance, ho scoperto che mi piace molto incontrare i clienti per la prima volta, conoscere le persone e le loro esigenze. Mi piace quando attraverso un incontro cerco di capire le loro necessità, i loro desideri, i valori da riportare all’interno di un logo, di un’immagine. Andare a capire cosa il cliente vuole e di cosa ha bisogno: questo per me è bellissimo! Devi essere capace di ascoltare. Quando fai le domande il cliente ti dà già delle grandi indicazioni. All’inizio io mando sempre un questionario con domande mirate che mi aiutano a centrare meglio l’obiettivo e quando accade si instaurano dei rapporti di fiducia significativi, e questo è molto importante.

Alla luce del tuo percorso professionale chi sei oggi? Come ti definisci?

Io mi definisco una creative designer nel senso che uso il design in modo creativo. Perché il design non è solo una cosa bella ma dev’essere funzionale e bisogna sempre tener presente l’aspetto pratico. Ad esempio, se fai un manifesto dev’essere leggibile anche se passi in macchina e lo guardi di sfuggita, quindi non puoi riempirlo di scritte. E ancora, mi sto occupando delle etichette per un vino e ho suggerito di scrivere, in italiano e in inglese, a quali pietanze può essere abbinato, perché così quando una persona compra una bottiglia può sapere immediatamente se fa al caso suo. Insomma, quelle piccole cose che fanno la differenza. È importante saper ascoltare, guardare, essere golosi delle cose belle: a me piace andare alle mostre ma anche visitare luoghi belli perché sono sicuramente fonte di ispirazione.

Ti senti appagata oggi? E che cosa ti ha guidato nel tuo percorso di evoluzione personale?

Sì, era la strada giusta, perché mi piace, mi fa sentire bene. Poi ho un grande desiderio: quello di avere io un giorno un luogo dove poter collaborare con un fotografo oppure con un web designer o uno stilista. Insomma, una serie di professioni creative riunite in un unico spazio, dove ci si possa incontrare e creare insieme. Il mantra che mi ha accompagnato nel mio percorso in questi anni invece è quello di rimanere aperta al mondo in modo da cogliere i segnali che ti arrivano, nel bene e nel male. Sono convinta che si debbano desiderare le cose nel modo giusto perché arrivano, io l’ho fatto e per me ha funzionato spesso. È come se un puzzle prendesse pian piano forma, arrivano le persone giuste al momento giusto e anche lì bisogna saper cogliere l’attimo. Perché è soprattutto dal confronto con gli altri che possono arrivare nuove soluzioni.

Che cosa hai imparato su te stessa e come la tua esperienza potrebbe essere d’aiuto agli altri?

Ho fatto un gran lavoro su me stessa, sono cresciuta come persona, sono una donna più sicura di sé. Ho capito tante cose, ad esempio che nei rapporti con gli altri a volte basta spiegare le cose e molti problemi si dissolvono. Non bisogna credere quindi che tutto sia come lo pensiamo nella nostra mente. Nella vita poi occorre essere umili, non credersi troppo importanti perché si sa fare qualcosa, perché questo non paga. Guardo spesso quelli bravi e prendo ispirazione senza invidie, perché vedere le cose che fanno le persone capaci mi aiuta e mi stimola a trovare delle soluzioni diverse, mi dà quella grinta per mettermi in gioco in un modo differente. E infine penso che bisogna avere un sogno, un desiderio e coltivarlo credendoci sempre, anche se può sembrare assurdo. Il percorso è faticoso ma proprio questa fatica per me è lo stimolo giusto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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1 Comment on La grafica di Enrica, creative designer : ascolto, immagino, creo

  1. Conosco personalmente Enrica, una creative designer come ce ne sono pochi: grande passione e tanta grinta oltre alla competenza professionale. Bello leggere questa intervista!

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