La donna che mi accingo ad incontrare oggi appare in tutta la grazia e compostezza che spesso contraddistingue le donne nipponiche. Il sorriso controllato, l’espressione che ai nostri occhi può a volte risultare indecifrabile, e un’aura di gentilezza che sorprende e affascina: così si presenta Yukiko Kanaya de Micheli, che dalla lontana Hokkaido, nel nord del Giappone, si è trasferita in Svizzera, in Canton Ticino, dove da tempo tiene dei corsi di cucina giapponese e non solo, che riscuotono molti consensi.

Yukiko raccontaci un po’di te. Il tuo è un percorso personale e professionale che parte da lontano, che cosa ti ha portato in Ticino?

Ho studiato moda a Tokyo, in Giappone. Il mio desiderio era di creare i miei abiti occupandomi sia dell’aspetto creativo, facendo la stilista, che della confezione. Dopo essermi laureata ho cominciato a lavorare nel settore ma ad un certo punto ho capito che per fare carriera avrei dovuto imparare le lingue. Così sono andata in Inghilterra, a Londra, per imparare l’inglese e lì ho conosciuto quello che sarebbe diventato mio marito; lui mi ha proposto di venire in Ticino e i miei programmi sono cambiati.

Come è stato l’impatto con la realtà locale e soprattutto come è stato il tuo inserimento nel tessuto lavorativo?

Non è stato per niente facile all’inizio, ho fatto diversi tentativi prima di arrivare dove sono ora. Quando sono venuta qui ho dovuto reinventarmi e dato che ho sempre avuto due passioni, la cucina e il cucito, inteso come creazione e realizzazione di capi di abbigliamento, ho ondeggiato un po’ tra queste due attività. Ho pensato che avrei potuto lavorare a Milano nell’ambito della moda, e per un periodo l’ho fatto ma era davvero impegnativo. Poi, data la mia passione per la cucina e incoraggiata dal fatto che molti mi dicevano di amare la cucina giapponese, ho aperto un servizio di catering, ma anche lì le cose si sono rivelate più difficili del previsto perché la gente parlava di cucina giapponese ma intendeva solo sushi e io non capivo…

Mi sembra che l’incontro abbia richiesto un certo sforzo da parte tua per cercare di capire e soddisfare le necessità e le esigenze che richiedeva il mercato in Ticino…

Certamente. Venivo da una realtà completamente diversa e non possedevo le conoscenze necessarie per orientarmi. Ho dovuto mettermi alla prova, sperimentare. Sono tornata alla mia vecchia passione, la sartoria, e ho aperto una piccola boutique dove creavo i miei capi e li realizzavo, utilizzando i tessuti dei kimono ma anche in questo caso dopo due anni ho cessato l’attività perché non si evolveva. La mia idea sembrava non funzionare: mi sono resa conto che le attività artigianali oggi purtroppo si stanno perdendo, le persone sono sempre più orientate sul fast fashion ed è difficile dar vita ad un’attività redditizia. Dopo questo tentativo sono stata a casa per un lungo periodo ma avevo sempre l’idea di dedicarmi ad un’attività mia. La mia passione, oltre alla moda e alla sartoria, è sempre stata la cucina anche se non vedevo opportunità e possibilità in questo campo. Ad un certo punto ho però notato che gli ospiti per i quali cucinavo si complimentavano sempre per la mia cucina, chiedendomi ricette da poter riprodurre. È da lì che probabilmente è nata l’idea di insegnare, perché forse la cosa che amo di più è divulgare i piatti della mia tradizione, della mia cultura e questo per me significa molto.

E finalmente è arrivato il successo. Com’è stato il percorso che ti ha portato a far conoscere la cucina giapponese in Ticino? Che piatti proponi oggi nei tuoi corsi?

All’inizio ho cominciato con due corsi di sushi che hanno avuto subito un riscontro positivo. Poi ho cominciato a proporre altri piatti, in genere mi adeguo alle richieste dei miei allievi che provano dei piatti nei ristoranti qui in zona, a Milano, a Zurigo e desiderano replicarli. Mi chiedono il ramen, o ad esempio i gyoza e tutto quello che hanno provato e che è gustoso per il palato di un europeo; non autentici piatti giapponesi ma sicuramente molto popolari in Europa.

Alla luce di questo tuo lungo percorso come ti definiresti oggi? E cosa rappresenta per te la cucina?

Mi definisco senz’altro una docente di cucina. Per me la cucina è uno strumento per mantenermi in salute e per promuovere la mia cultura, ed è stato uno strumento che mi ha aiutato a crescere. Già a 12 anni mi preparavo la mia “schiscetta” in autonomia e questo rappresentava per me un modo per affermare la mia indipendenza, decidevo io cosa mangiare e lo preparavo anche se allora non possedevo ovviamente una grande abilità che però è andata affinandosi nel corso del tempo. È sempre stato importante per me dedicarmi a preparazioni sane ma anche esteticamente belle perché la bellezza che ammiriamo nella presentazione del piatto, nella decorazione o nella scelta del piatto inteso come oggetto, è fondamentale. Anche quando cucino nella quotidianità e per me sola dedico molta cura all’impiattamento, quindi ricerco un giusto connubio tra il contenuto, un cibo sano, con ingredienti sani e una presentazione piacevole.

Oltre a corsi di cucina all’interno dei Corsi per Adulti offri corsi privati. Che progetti hai per il futuro?

Dopo la pandemia non voglio programmare troppo. Per l’anno prossimo comunque proporrò un corso di cucina cinese classica, cucina tailandese e bento. ( N.d.A Il bento è una sorta di contenitore dotato di separatori interni per dividere i vari cibi che viene utilizzato dai giapponesi per portare il pranzo al lavoro o a scuola)

In generale comunque cerco di prendere quello che viene, fare le cose che mi piacciono e di farle nel miglior modo possibile. Dedico molto tempo alla sperimentazione e alla preparazione delle mie ricette e mi riempie di soddisfazione vedere quanti allievi, in particolare giovani, partecipano ai miei corsi con entusiasmo e con il desiderio di fare le cose bene.

Cosa hai potuto imparare su te stessa in questi anni? Che cosa ti ha insegnato quest’esperienza?

Ho superato diversi ostacoli, tra cui la lingua. Ho dovuto imparare l’italiano e fare i conti con la paura di sbagliare che è molto radicata della nostra cultura. E questo bisogno di fare le cose perfette ha coinvolto un po’ tutte le mie attività professionali. Ci ho messo tanto ad integrarmi, a capire una realtà diversa, ma vivendo qui ho cominciato a poco a poco a lasciarmi andare e ho imparato ad esempio ad apprezzare il paesaggio, la natura. Passeggiare nel verde mi fa stare bene, mi fa sentire in armonia. In questi anni poi ho dedicato tanto tempo a me stessa e al perfezionamento delle mie capacità culinarie. Tutta questa esperienza alla fine mi ha insegnato l’importanza della determinazione che ritengo essenziale per riuscire a concretizzare i propri desideri e la necessità di avere una visione molto chiara di ciò che si vuol fare. La mia determinazione, insieme alla capacità di resistere agli insuccessi senza farsi scoraggiare, si sono infatti rivelate fondamentali per portare avanti le mie idee, idee delle quali oggi sono davvero soddisfatta.

2 Comments on La cucina giapponese di Yukiko: non solo sushi

  1. Condivido con Youkiko la difficolta’ di integrazione per gli stranieri in Ticino. Sono pero’ molto contenta di leggere che, nonostante il percorso sia stato lungo e a volte difficile, Youkiko abbia raggiunto il suo traguardo. Spero di poterla conoscere per poter condividere esperienze.
    Un caro saluto,
    Tiziana

  2. Sono contenta che youkiko non abbia perso le speranze e abbia trovato la forza di continuare a cercare il percorso giusto per emergere.
    Complimenti, Cristina

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