ph.Sandro Piffaretti_Archivio Grandi Giardini Italiani

Grandi Giardini Italiani, il network dei più bei giardini visitabili in Italia, nasce nel 1997 su iniziativa di Judith Wade, scozzese, innamorata dell’Italia ed appassionata di giardini.  A lei si deve il merito di aver fatto conoscere una parte d’Italia, quella dei giardini, ricca di fascino ma fuori dai circuiti turistici tradizionali. Ma non solo. Judith ha importato nel Belpaese un modello virtuoso di gestione dei beni culturali capace di autofinanziarsi e generare profitto. Perché, richiamandosi all’ideale dell’antica Grecia del kalòs kai agathòs, Judith crede “nel bello ma solo se associato al buono”. Respinge pertanto l’idea di ridurre il bene culturale a un mero beauty contest, sostenendo invece il legame che il bene deve avere con la comunità. E quindi promuove la bellezza, se questa ha qualche relazione con la qualità della vita, l’istruzione e l’accrescimento culturale e intellettuale del cittadino.

Judith, sei stata l’ideatrice, la fondatrice e il motore propulsivo di Grandi Giardini Italiani. Ma come sei arrivata a realizzare questo tuo progetto?

Ho sempre avuto la passione per i giardini e ho sempre cercato di visitarli ovunque andassi. Anche se spesso erano luoghi inaccessibili. In Italia, dove ero venuta per studiare storia dell’arte, sono finita a lavorare nel turismo. E lì, occupandomi di marketing, ho visto nei giardini una grande opportunità. Sapevo che nel Regno Unito e anche in altri paesi europei si era sviluppato quello che si chiama l’horticulture tourism: viaggi di una giornata o anche di un mese per visitare i giardini. In Inghilterra questo è un fenomeno quasi di massa, mentre in Italia, le politiche ministeriali erano improntate su città d’arte, mare e montagna. Eppure, un interesse per i giardini fra gli italiani c’era. E così ho pensato di cogliere l’opportunità.

Qual è stato perciò il tuo primo passo?

Ero consapevole che la valorizzazione dei beni culturali non costituiva una priorità politica. E anche che i cittadini desideravano, giustamente, che la sanità, la scuola e le infrastrutture non venissero depauperate di risorse. Così, non potendo intervenire a livello politico, ho deciso di intervenire a livello economico. La maggior parte dei beni culturali in Italia non appartiene allo stato ma a privati, alle regioni, ai comuni, alla chiesa e a miriadi di fondazioni. Ho seguito perciò il consiglio dell’allora presidente della Repubblica Ciampi che invitava a creare più rapporti tra il pubblico e privato nel mondo della cultura. E quindi sono andata da loro, dai privati in primo luogo. Sono andata da coloro che mugugnavano che erano in difficoltà, con la mia proposta: “C’è una domanda del mondo del turismo per visitare i beni culturali. Io ti insegno come fare turismo e tu potrai autofinanziarti e strutturarti, senza vivere di sovvenzioni”.

“Castello delle Rose di Cordovado_©Archivio Grandi Giardini Italiani”

Cosa chiedevi loro in concreto?

Il mio cavallo di battaglia è sempre stato l’autofinanziamento, la professionalizzazione, la creazione di posti di lavoro qualificati nel mondo della cultura… Perché, se per far parte del nostro network i giardini devono essere di interesse storico e botanico e perfettamente mantenuti, occorre anche offrire dei servizi. Se tu non migliori il servizio, se non hai una persona competente che ti scrive i testi, se non hai qualcuno che parla diverse lingue alla cassa, se non hai il miglior giardiniere, non può funzionare… Ho raccolto adesioni e nel 1997 avviato il progetto Grandi Giardini Italiani, oggi una rete di 147 proprietari, che sono i miei clienti, attraverso la quale cerchiamo di promuovere le loro proprietà. Abbiamo ormai nove milioni e mezzo di visitatori all’anno, stranieri ma anche tanti italiani.

Ben presto affianchi a Grandi Giardini Italiani un’altra rete Great Gardens of the Word. In entrambe i casi un grande lavoro che immagino ti renda orgogliosa

Per realizzare quello che ho fatto ci ho messo il mio denaro e ho assunto tutto il personale a tempo indeterminato. Ci tengo che le persone che lavorano per me possano farlo con le giuste tutele! Accanto alla prima rete, Grandi Giardini Italiani, abbiamo una seconda rete che si chiama Great Gardens of the Word. Presente in 32 Paesi con 200 giardini, lavoriamo per il re d’Inghilterra, per il re di Svezia, con la famiglia Annenberg negli Stati Uniti. Siamo sponsorizzato da Rado, azienda di eccellenza svizzera di proprietà di Nick Hayek, uno degli imprenditori più lungimiranti, creativi e immaginifici che ci siano al mondo. Grazie al suo sostegno ho potuto creare una rete Internazionale e, anche in questo caso, sono davvero fiera del lavoro che abbiamo fatto fin qui.

Villa-Pizzo_©Archivio-Grandi-Giardini-Italiani

Arriviamo quindi al tuo ultimo, importante progetto: Garden of Switzerland

È un progetto, questo, che mi sta molto a cuore ma stenta a decollare. Ho sposato un cittadino svizzero e vivo qui, voglio dare il mio piccolo contributo alla Svizzera. Vorrei offrire a questo paese quello che so fare. È come dire: io faccio qualche cosa per te, non vengo solo a prendere i vostri servizi sociali o altro, essendo straniera. Sarebbe una maniera per conoscere il paese e per farlo conoscere attraverso la sua bellezza. Vorrei fare quasi un annuncio: prendiamo questo progetto e cerchiamo di farlo nostro. Perché ci sarebbe un posto per Gardens of Switzerland nel panorama delle offerte per il turismo verde. Faremmo una bella cosa per la Svizzera, che è un paese con degli scenari incredibili che andrebbero promossi. Perché, parafrasando Goethe che diceva che l’Italia è il giardino d’Europa, ma la Svizzera è il giardino del mondo.

Da Grandi Giardini Italiani a Gardens of Switzerland passando per Great Gardens of the Word. Un lavoro straordinario. Quanto ti ha cambiata tutto questo come persona?

Quando ho cominciato ero a terra moralmente ed emotivamente. Dovevo riacquistare stima di me stessa. E ho pensato di farlo dedicandomi a qualcosa che mi piacesse veramente, qualcosa in cui credevo. Così sono partita. Ricevere la stima, l’approvazione e l’incoraggiamento di chi ha sostenuto il mio progetto è stato importantissimo. Mi ha reso più sicura e oggi sono davvero felice perché faccio un lavoro che mi arricchisce culturalmente e mi ha permesso di rinascere interiormente. So di essere una privilegiata perché ho accesso a luoghi magnifici ma lavoro affinché i giardini siano resi accessibili a tutti. Perché sono consapevole della loro importanza. In tutte le culture e religioni il Paradiso è rappresentato e immaginato come un giardino: un luogo dove l’uomo incontra la perfezione della natura. Ecco, il mio compito è far conoscere al pubblico questi paradisi segreti.

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