Maddalena, una laurea in filosofia della scienza, una vita fatta di successi professionali e soddisfazioni quale dirigente dell’area dei servizi sociali di un comune della Brianza e un amore per gli animali che affonda le radici nell’infanzia e che riaffiora pian piano per condurla a concretizzare il progetto di dar vita ad un allevamento di Golden Retriever. Così nel 2004 abbandona il suo ruolo di funzionaria pubblica e comincia una nuova avventura che la porta a ritagliarsi uno spazio da dedicare all’allevamento dei suoi cani, all’interno dell’agriturismo che gestisce con la sorella.

golden retrieverMaddalena, la tua storia è la realizzazione di un desiderio antico, un percorso forse un po’ tortuoso che ti ha condotto però là dove volevi arrivare: una vita diversa, a contatto con la natura e gli animali. Come nasce quest’esigenza?

Io ho sempre amato la vita all’aria aperta, la natura e gli animali. Da bambina avevo una passione anche per gli animali da reddito, mi piacevano le mucche ad esempio. L’idea di coltivare la terra, di allevare, di avere una fattoria era per me qualcosa di più di un ideale romantico perché mia nonna aveva le mucche e questa realtà l’avevo vissuta, ne avevo fatta l’esperienza. Il desiderio, quindi c’era da sempre ed era ben radicato, autentico.

Che cosa ti è servito per dare una svolta, per mollare tutto, per cambiare?

Premetto che il mio lavoro in comune mi piaceva molto e proprio per questo mi assorbiva molto. Ad un certo punto però mi sono resa conto di essere diventata un po’ dipendente da un’attività che stava prendendo troppo spazio nella mia vita. È stato allora che ho preso il primo cane, realizzando un desiderio che avevo fin da bambina e anche per costringermi a staccare dal lavoro. Il cane è stato lo strumento attraverso il quale si è decisamente spostato il baricentro della mia vita.

Da quest’esperienza con il tuo primo cane è maturata l’idea di allevare Golden Retriever? È stato un processo rapido o più ponderato?

È avvenuto tutto gradualmente. Ho fatto prima attività col cane, educazione, agility, un po’ di riporto. Poi ho preso un secondo cane e un terzo. Finché mi sono resa conto che era diventato difficile per me l’idea di chiudermi in ufficio e quindi ho cominciato a pensare a fare qualcosa di diverso; un’idea che avevo fin da bambina e che poi nella vita, come spesso succede, si perde per incanalarci in percorsi più convenzionali. Nel frattempo, anche mia sorella ha iniziato ad avvertire la stessa la necessità di cambiare e da lì è nata l’idea dell’agriturismo. Così siamo arrivate a S. Stefano e abbiamo dato vita a queste due attività parallele che convivono benissimo. Diciamo però che i miei primi cani li ho presi per il gusto di aver dei cani non perché ci fosse dietro un progetto lavorativo, poi a poco a poco entri in un ambiente, ti appassioni, partecipi a qualche esposizione, alle competizioni… Ho anche conosciuto allevatori intelligenti che avevano piacere di condividere la loro esperienza e quindi ho seguito le loro orme. Ho cominciato questa attività che andata piuttosto bene, ho allevato una serie di campioni, un campione mondiale… Insomma, ho avuto grandi soddisfazioni.

Che cosa ti ha insegnato quest’esperienza e che consiglio te la sentiresti di dare a chi vorrebbe cambiare vita?

Ho innanzitutto capito l’importanza della determinazione: se una cosa la vuoi veramente fare, tutto avviene abbastanza semplicemente e anche la fatica e i problemi si superano. È la stessa cosa come quando sei innamorato, accetti e tolleri tutto con facilità. E poi se una persona ha voglia di cambiare vita lo deve fare, senza procrastinare troppo. Certo in maniera ponderata, prendendosi il tempo per trovare le risorse, progettando seriamente, preparandosi, ma lo deve fare. Anche perché delle cose che possono sembrare difficili poi, quando le affronti, scopri che così difficili non sono, sono molto più facili di quanto si immagini.

Il fatto di essere in due poi fa senz’altro la differenza. In un cambio di vita essere in due è importante. Nel nostro caso anche se nella quotidianità della gestione è stato necessario separare i compiti, le decisioni le prendiamo insieme, i problemi li affrontiamo insieme e così tutto acquista una dimensione diversa.

Qual è la filosofia che ispira il tuo lavoro di allevatrice di Golden Retriever?

L’allevamento dei cani per me è un’attività fondamentalmente amatoriale. Da punto di vista concettuale per ottenere buoni risultati devi lavorare con numeri ridotti, anche perché a me piace fare le cose con i miei cani, ci vivo insieme, e ad esempio, io tendenzialmente tengo i miei cani a fine carriera riproduttiva, cosa che altri non fanno…. Insieme possono fare attività che sono stimolanti anche intellettualmente, e si impara. Impari a conoscere i cani, impari a superare delle difficoltà, impari a gestirli, a ottenere dei risultati, a educarli. È davvero un arricchimento reciproco!

Ti senti diversa dalla Maddalena di dirigente? Ti manca qualcosa della tua vita di 15 anni fa?

 Non credo di essere cambiata tantissimo… Nel senso che anche in comune cercavo di fare delle cose che mi piacessero, dar vita ed esperienze nuove nell’ambito in cui operavo e mi divertivo. Poi il contesto è cambiato, io ho cominciato a divertirmi meno mentre le attività con i cani prendevano sempre più spazio fino ad avere il sopravvento sulle altre, ma l’atteggiamento di base era quello di fare quello che mi piaceva. Quello che è senz’altro cambiata è la percezione che gli altri hanno di me. Per esempio, nessuno mi chiama più Dottoressa e per qualcuno questa potrebbe costituire una difficoltà legata al cambiamento della propria immagine. Ma non è il mio caso. Ho un altro tipo di riconoscimenti, l’agriturismo funziona, i cani sono belli e la mia attività è apprezzata. Non mi manca nulla della mia vita precedente. Mi mancano certamente le persone con le quali ho condiviso quegli anni, e forse il paesaggio della Brianza, che ho molto amato, ma non tornerei indietro. La dimensione è questa, con i miei cani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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