Si definisce un caterpillar, una che non si arrende HeLLeR, una che è tornata dall’inferno, una dalle molte vite. È la rappresentazione di quella che si chiama resilienza, ossia la capacità di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Una donna, una ragazza, una bambina che ha fatto della gratitudine il suo mantra, nonostante le difficoltà, e che afferma con convinzione: “Io ho preso un impegno con me stessa perché mi sento un po’ una miracolata. Perché la vita mi ha dato tantissime seconde opportunità e mi sembra il caso di restituire quello che ho ricevuto. Quindi ho costruito attorno a questo il mio lavoro.”

Heller la tua è la storia di una persona speciale, capace di affrontare su YouTube temi impegnativi quali la crescita interiore e anche più leggeri, dal make-up alla cura del corpo e dei capelli. Ma chi sei veramente?

Sono Heller, semplicemente. Mi piace essere chiamata così, è questo il nome che mi sono data e in questo nome è racchiusa la mia storia. Quella di una persona cresciuta in una situazione molto difficile ma che ha saputo fare di ogni problema un’opportunità. I miei problemi mi hanno portato a non essere in grado di gestire fisicamente una vita normale ma anche l’opportunità di costruirmi una vita speciale. Sono riuscita a crearmi un’attività da poter fare comodamente da casa, anche quando non sono in piena forma, in modo da non sentirmi un peso. Perché non volevo sentirmi un peso per me stessa, per la mia famiglia, per gli altri o per società in generale ma un motore prezioso. Ed è accaduto perché ho capito che questo non mi sarebbe mai arrivato dagli altri e che se davvero lo volevo, dovevo costruirlo da sola.

Che cosa hanno rappresentato i social per te e che cosa rappresentano oggi?

I social sono stati per me un’opportunità meravigliosa di esprimermi ma anche di trovare davvero una collocazione per la mia vita.  Attualmente ho un’invalidità del 100% e nonostante questo ho rinunciato quasi subito al sostegno economico dallo stato, anche se mi spettava. E questo perché consideravo me stessa come qualcuno che poteva contribuire, che aveva qualcosa da dire e da dare. Non ho mai accettato l’idea di essere un peso, di essere io quella che aveva bisogno. Ho sempre voluto invece affermare la mia volontà di essere in qualche modo utile per me e per gli altri. I social mi hanno consentito di comunicare, di condividere il mio percorso e questo è stato per me importantissimo. Anche perché ho potuto comunicare senza scendere a compromessi. Perché i social, se e quando impari ad usarli, ti consentono questo, ti consentono di condividere senza filtri, di essere quello che tu vuoi essere.

La tua malattia è stata per anni il fulcro della tua esistenza, perché tutto purtroppo ruotava attorno ad essa. Che cosa ha significato per te?

Quando ero piccola mi è stata diagnosticata una forma di artrite psoriasica, una malattia autoimmune, nel mio caso molto grave e aggressiva. Quindi nel giro di sei mesi ho cominciato a camminare male, a fare dentro e fuori dagli ospedali. Trascorrevo dei lunghi periodi a letto, a volte non riuscivo quasi neanche a respirare perché la cassa toracica era praticamente bloccata. A volte potevo muovere soltanto gli occhi. C’erano dei momenti in cui non potevo andare in bagno da sola o chiamare aiuto, perché se non ti si muove la mandibola non puoi chiamare. Devi solo aspettare. Il tuo corpo in quella condizione rimane bloccato ma la tua mente sopperisce in qualche modo e inizia a lavorare freneticamente. Anche perché a quell’età vedi i tuoi compagni che cominciano a fare esperienze che a te sono precluse. Così tutto rimane nella tua mente che immagina, crea, fantastica, per compensare quelle mancanze.

A un certo punto però c’è una svolta…

Sì! Sono entrata in un programma di sperimentazione di un nuovo farmaco e dopo dieci anni di inferno, miracolosamente, ne vengo fuori. E ne vengo fuori in maniera totale. Le piaghe da psoriasi vanno via, perché io le avevo dappertutto, i dolori spariscono, le infiammazioni si riducono e i gonfiori si sgonfiano… Cioè è una remissione totale della malattia. Lì, la mia vita cambia drasticamente, migliora, potevo fare tutto quello che volevo, potevo mangiare da sola, ritornare a scuola, leggere. Perché quando stavo male l’unica cosa che potevo fare era guardare la televisione e grazie a Dio che c’era la televisione! Dall’avvento di questo farmaco ho cominciato a chiedermi: “Ma io cosa sono venuta a fare qui, qual è il mio scopo della vita?” E ho cominciato una bellissima avventura nel mondo della musica, come cantante e produttrice. Ho fatto persino un Tour in Europa, nonostante la mia malattia.

Approdi a YouTube, con un canale dedicato alla musica e poi HeLLeR Channel che si occupa di bellezza e di temi più impegnativi. Ma la vita ti riserva un’altra difficile prova.

Sì, Heller Channel è un canale che dal 2015 si occupa di bellezza interiore ed esteriore ed è diventato ormai un percorso vero e proprio. Nel frattempo, però, nel 2018 mi viene diagnosticato un cancro al seno, e subito si verifica a una situazione assurda. Perché il farmaco che dal 2004 mi permette di fare una vita normale risulta essere incompatibile con le terapie per il cancro. Mi son trovata a scegliere se finire in carrozzella per curarmi il cancro oppure morire di cancro ma camminando sulle mie gambe. Prendo la decisione di non rinunciare al farmaco, perché volevo vivere la vita che mi restava nella piena libertà di movimento. Con l’aiuto dei medici meravigliosi che mi seguono arriviamo ad un compromesso: accetto di sospendere temporaneamente il farmaco con tutte le conseguenze che comporta. E superando le mie paure accetto di farmi operare, di subire cioè una mutilazione al seno.

Rifiuti poi di sottoporti alla terapia ormonale e col sostegno di tuo marito ti avvicini ad una nuova strategia alimentare.

Sto seguendo un regime alimentare che prevede anche l’assunzione di integratori e che mi dovrebbe consentire di evitare una ricaduta. O, nel caso il cancro si ripresentasse di far sì che non sia invalidante e devastante, che lo rallenti il più possibile. È questo percorso, fatto di studio e di ricerca, che ci ha rivelato la connessione tra alimentazione e stato infiammatorio. E in tutta questa attività, l’aiuto di mio marito è stato un fattore imprescindibile.

Hai riconosciuto spesso il ruolo di tuo marito in molte delle tue esperienze. Perché in questi anni, oltre ad esserti laureata, hai approfondito i temi della crescita interiore, della legge di attrazione e della gratitudine. Ma come sei riuscita a realizzare tutti questi obiettivi?

Premetto che mi sono innamorata di mio marito anche perché non mi ha fatto mai sentire sbagliata, sola, discriminata, inferiore, più brutta. Non mi ha mai nemmeno consentito di sentirmi così, mi ha vegliata. Ha lasciato che mi disperassi quando mi sentivo disperata, che mi arrabbiassi quando ero arrabbiata. Però mi ha fatto ridere anche quando ero arrabbiata e quindi parlo di lui come un dono perché così vivo questo amore. E sono grata alla vita per questo.

Come ho fatto raggiungere i miei obiettivi? Un piccolo passo al giorno, questo è il segreto. Ho avuto la volontà e la costanza di non volere tutto subito anche se tutti vorremmo tutto subito. Ho capito che se faccio una piccola cosa tutti i giorni arrivo lontanissima. Se invece cerco di fare 20 gradini in una volta sola rischio di cadere. Un piccolo passo al giorno e sono riuscita a fare tutto.

Heller, tra i contenuti che presenti su YouTube, grande spazio è dato alla legge di attrazione, alla gratitudine, alla crescita personale.

La mia malattia mi dava tanto tempo, perciò ho cominciato a leggere, a documentarmi e ho letto tantissimo su questi argomenti. Ho conosciuto il dottor Fabio Marchesi, Salvatore Brizzi, Igor Sibaldi, e tanti altri formatori nazionali ed internazionali, come ad esempio Tony Robbins o T. Harv Heker, ho seguito i loro corsi, letto i loro libri e ho cominciato la mia formazione, che non è ancora finita. Un percorso durato anni fino ad arrivare nel 2015 ad aprire il mio canale dedicato. E ho scritto un libro.

Che posto occupano nella tua vita questi temi e quanto ti hanno cambiata?

Ho fatto un lungo lavoro su me stessa, ho capito che lavorando giorno dopo giorno avrei potuto eliminare delle dinamiche non positive per me. Attraverso le esperienze ho capito soprattutto che i miei pensieri non erano la mia vera me, non rappresentavano la mia essenza. Anche se mi identificavo in loro, erano il frutto di una serie di condizionamenti esteriori. Ho compreso così che se fai esperienza degli accadimenti come insegnamento, non come dramma o sofferenza, puoi decidere cosa tenere e lasciare andare il resto. E soprattutto ho smesso di identificarmi con la mia mente e i miei pensieri. E questo mi ha consentito di iniziare a vivere in uno stato di grazia e presenza costante.

Alla luce di quello che hai imparato dall’esperienza e dal tuo percorso di crescita interiore, qual è l’augurio che vuoi fare a Heller, a te stessa?

Mi auguro di ricordare ogni giorno la me stessa bambina e di continuare a camminare per mano con lei fino all’ultimo istante della mia vita. Questo è l’augurio che faccio a me ma anche tutte le persone, perché ritrovare se stessi è la cosa più bella. Vorrei anche esortarle a credere di più in se stessi e e un po’ meno alle valanghe di sciocchezze che ci arrivano dalle dinamiche di sistema. Cerchiamo di uscire da questi meccanismi dai quali purtroppo molto spesso siamo soggiogati. Crediamo un pochino nel potere di quel bambino lì o di quella bambina lì e potremo guardare con fiducia al futuro.

 

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