Francesca Maffucci, decoratrice, titolare di Officine Adda, opera da anni a Roma, nella sua bottega nel quartiere Monti. Lì si occupa di pittura decorativa, restauro murale, restyling mobili e molto altro ancora. Appassionata del suo lavoro, che definisce un’esperienza totalizzante, ha imparato negli anni l’arte dell’equilibrio tra la professione e la vita privata. Francesca è però consapevole di aver trovato nella sua attività lo strumento più adeguato per esprimere la parte più autentica di se stessa. E ammette sorridendo di non riuscire ad immaginare di fare altro: “Diciamo che immagino la mia vita con le mani sporche. Sì, è proprio così, con la tuta da lavoro e con il colore. Impegnata a dare nuova vita ai vecchi oggetti, ai mobili della nonna e ai nostri ricordi.”

Francesca qual è stato il tuo percorso formativo per diventare decoratrice?

Sin da piccola ho avuto una grandissima passione per il disegno, passione che ho sempre coltivato. Anche se poi in realtà non ho fatto studi artistici ma il liceo classico. Piu tardi mi sono laureata in Storia del teatro, con una tesi sul costume e la scenografia, perché in realtà volevo fare la costumista. E per un certo periodo l’ho anche fatto, avendo lavorato come aiuto costumista; anche se mi sono un po’ disillusa. In quel periodo, erano gli anni ’90, si lavorava molto con repertorio e ho trovato che ci fosse poca creatività, poca manualità e quindi mi sono rivolta verso la pittura e la decorazione. Ho frequentato, fin dall’università, dei corsi di decorazione a Roma e uno con Roberto Lucifero, famosissimo decoratore ma anche con altri.

Qual è stato il passo successivo?

Sono stata ammessa, dopo una selezione, ad una scuola molto importante a Bruxelles, la Van Der Kelen. Una scuola professionale per decoratori che esiste dall’800 e che gode di grande fama e prestigio. Fu una formazione molto intensa e impegnativa che si concluse con un riconoscimento per me speciale: il diploma con medaglia d’argento! Cominciai quindi a lavorare in Belgio con alcuni colleghi della scuola, a fare dei cantieri: un’esperienza molto formativa per me. Dopo di che ritornai in Italia e iniziai a lavorare a Milano, dove decorai alcuni hotel, e poi a Roma. Lì ho lavorato in Campidoglio a fianco di restauratori e devo dire che ho imparato molto. Perché, nonostante siano professioni affini, quello del restauro è approccio completamente diverso.

Ma cosa fa esattamente una decoratrice come te?

Il decoratore è un artista, diciamo uno che mette la sua creatività al servizio del cliente con il quale deve collaborare nell’ideazione del suo progetto. E questo secondo me è l’aspetto più difficile, però più interessante, del mio lavoro; anche se nessuna scuola te lo puoi insegnare. È qualcosa che impari sul campo, col tempo e l’esperienza. A differenza dell’artista, che comunque vende in qualche modo la sua la sua arte, la sua creazione, il decoratore si fa interprete del committente. Traduce cioè, col suo gusto e con la sua capacità anche tecnica, le idee e i sentimenti delle persone alle quali propone il suo servizio.

E di cosa ti occupi? Che cosa decori?

Allora, io posso decorare qualsiasi cosa. Nei primi anni ho lavorato molto sulle pareti, sui soffitti. Facevo intere case completamente dipinte, quindi dalle finiture alle velature, ma anche decorazioni sulle porte, trompe-l’oeil, con degli elementi che erano un per lo più figurativi. Questo gusto decorativo  con elementi floreali, vedute sia architettoniche che paesistiche è poi cambiato dal 2004 -2005, semplificandosi. C’era desiderio di rigore e pulizia e tutti volevano il bianco.  E quindi mi sono adeguata e reinventata, intervenendo sul bianco, ad esempio con la foglia d’argento. Più tardi ho iniziato a lavorare sui mobili: avevo ereditato molti dei mobili di mia nonna e ho pensato di riproporli in una nuova veste. Perciò ho iniziato a lavorare sul restyling del mobile e nel 2007 ho fatto un’esposizione in un vivaio che ha riscosso interesse e consensi. Questa, perciò, è diventata una parte importante della mia attività.

Intanto avevi trovato una collocazione stabile

Dedicarmi alla decorazione di mobili mi  ha consentito lavorare in studio anziché in cantiere e di gestire meglio la mia vita di mamma. Perché nel frattempo erano arrivati i bambini. Ho avuto uno studio vicino a casa nel quartiere Trieste e poi nel 2015  uno spazio nel rione Monti che è molto bello, molto caratteristico. Questo mi ha permesso anche di avere una clientela più internazionale che mi ha portato a lavorare all’estero, perfino negli Stati Uniti. In questo momento, ad esempio, sto lavorando ad un progetto per dei clienti americani a San Francisco ed è molto entusiasmante.

Qual è secondo te il senso del tuo lavoro oggi?

Guarda, nel caso della decorazione dei mobili per me é subentrato anche un discorso di recupero, diciamo quindi ecologico. Si tratta non di buttare ma di mantenere quello che abbiamo e di trasformarlo, ma c’è dell’altro. Perché i clienti investono molto della loro emotività, con i mobili ereditati, per esempio, che costituiscono un potente trait d’union con qualcuno che non c’è più. Appartengono alla sfera dei ricordi, oppure sono oggetti che si tramandano di generazione in generazione e hanno solo bisogno di essere rinnovati col colore o la decorazione. Oggetti che però ancora possono accompagnare le nostre vite testimoniando con questa presenza il legame con la loro storia familiare. Ecco questa è una parte molto interessante del mio lavoro e anche molto importante perché dobbiamo farci un po’ interpreti di quest’aspetto emotivo e sentimentale.

Cosa hai imparato di te stessa dal tuo lavoro di decoratrice?

Per fare la decoratrice occorre fare molto esercizio e questo mi ha insegnato ed esercitare la pazienza, che è essenziale nella mia professione. Secondo me poi, attraverso questo, lavoro impari ad ascoltare chi hai di fronte, a capire i suoi desideri e necessità. E ho anche imparato molto di me stessa. Soprattutto che si può cambiare, ci si può trasformare senza rinunciare a quello che siamo, senza rinunciare a sé. Perché quando ho iniziato ero molto dura, avevo spesso scontri convinta che la mia idea fosse la cosa più importante, che io avevo ragione. Ho imparato a non farlo più e alla fine questo mi ha arricchito. Ho capito. E se tu capisci che puoi imparare sempre nella tua vita, sei sulla strada giusta perché il fatto di imparare ti dà anche un po’ di giovinezza. Ti aiuta a mantenerti giovane.

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