La storia di Elisabetta è la storia di un ritorno alle origini: un percorso che l’ha vista dapprima allontanarsi dalla Liguria, dove aveva completato i suoi studi in ingegneria civile e lavorato a lungo presso l’Ansaldo di Genova, per trasferirsi poi a Torino, dirigente di un’importante azienda metalmeccanica. Un cammino di realizzazione professionale, nel quale ha ricoperto ruoli manageriali e di grande impegno che la vedevano spesso in giro per il mondo, fino ad arrivare a elaborare, con la complicità e il sostegno della sorella Maddalena, il progetto di una vita diversa: aprire un agriturismo e un allevamento di Golden Retriever.

Dal 2007 Elisabetta gestisce, con il supporto quasi esclusivo di personale femminile, un agriturismo nella proprietà della sua famiglia, a Santo Stefano d’Aveto, comune montano della Liguria orientale.

Elisabetta, come nasce quest’idea e quali circostanze ne hanno favorito la concretizzazione?

All’inizio è stata solo un’idea. Il lavoro che facevo mi piaceva, però la prospettiva di avere un’attività nostra e vivere fuori città mi attirava moltissimo. Finché al lavoro c’è stata una ristrutturazione aziendale con la quale si offrivano ai dirigenti somme interessanti per incentivarne le dimissioni. Così ho colto la palla al balzo e, dato che anche mia sorella aveva questo desiderio e siamo sempre andate d’accordo, abbiamo cominciato a dare un minimo di concretezza a questo progetto. In principio avevamo pensato di collocarci in Piemonte, nell’astigiano, dove  avevamo trovato una proprietà molto bella nella quale si sarebbe potuto impiantare uno splendido vigneto. In Piemonte inoltre c’era un ambiente favorevole alle iniziative femminili, alle nuove aziende agricole, una grande disponibilità a livello di agevolazioni e finanziamenti e un turismo consolidato, anche di stranieri. Poi però i miei genitori sono venuti a mancare, rendendoci eredi di questa proprietà a Santo Stefano d’Aveto, al confine tra Liguria ed Emilia, sull’Appennino. C’era questa casa grandissima che si sarebbe potuta trasformare in un agriturismo e la casa accanto, che era di mia nonna, dalla quale ricavare due unità abitative. E allora abbiamo deciso di abbandonare la soluzione del Piemonte e impiantare qui la nostra attività. È stato una sorta di ritorno alle origini, perché la mia famiglia proviene da questi luoghi …

 

Quali sono i motivi che ti hanno spinto a raccogliere questa sfida?

L’entusiasmo al lavoro si era un po’ appannato  ma anche la mia salute, dato che soffro d’asma, ha inciso nel decidere di cambiare vita. E poi c’era comunque l’attrazione per una nuova avventura, ci piaceva l’idea di essere “padrone di noi stesse” e di creare qualcosa che ci avrebbe rappresentato,  a cui dare la nostra impronta. Tutto questo è una bella soddisfazione che comporta mille problemi e scocciature, ma è comunque gratificante.

Avete incontrato ostacoli o difficoltà nella creazione della vostra impresa? E come li avete superati?

Allora, ti parlo del 2005, 2006, Santo Stefano era un paesino un po’ abbandonato ma in rinascita. Qui in Liguria non c’erano le stesse agevolazioni per l’imprenditoria che avremmo avuto in Piemonte, ma d’altra parte questo era un territorio noto, era la nostra casa delle vacanze. Abbiamo dovuto ridimensionare in qualche modo il progetto, rinunciare alle vigne e alla pensione per cani. Ci siamo buttate in questa avventura con qualche difficoltà di tipo burocratico ma alla fine siamo comunque riuscite ad aprire l’agriturismo, un orto e un frutteto biologico e all’inizio anche un ristorante. Abbiamo imparato il mestiere lavorando, eravamo molto contente della nostra nuova vita e con l’entusiasmo e la determinazione siamo riuscite a fare tutto.

Che cosa ti ha sostenuto in quest’avventura? Chi ti è stato d’aiuto e di supporto?

Per me è stato essenziale condividere questo progetto con mia sorella, essere in due. Il confrontarsi ci ha permesso di incoraggiarci a vicenda, consultarci, affrontare gli ostacoli, superando insieme i problemi man mano che si presentavano. A Santo Stefano invece abbiamo avuto il supporto dei nostri concittadini e dell’ufficio del turismo perché indubbiamente una struttura ricettiva in più era d’aiuto al turismo locale,

La vostra è la storia di due donne che si appassionano ad un progetto comune, aprono  quest’agriturismo al femminile e diventano imprenditrici. Qual è il tuo ruolo nella gestione dell’azienda? Di cosa ti occupi concretamente?

Siamo un’unica azienda ma con compiti separati. Io mi occupo della gestione dell’accoglienza, delle prenotazioni ma anche della preparazione di tutti i prodotti che offriamo a colazione, dalle marmellate, alle torte; oltre a biscotti,  focacce, pane, conserve, fino alla trasformazione dei prodotti dell’orto. Sono sempre alla ricerca di ricette da proporre ai miei ospiti. Ho fatto il corso di cucina per celiaci per offrire prodotti per chi ha questa necessità e sto pensando di produrre accanto allo yogurt e ai formaggi anche il kefir. Seguo anche la fattoria didattica all’interno della struttura.

A chi avete pensato come utente della vostra struttura? Chi é il vostro cliente tipo?

Abbiamo un tipo di ospiti ben definito, son tutte persone che cercano il silenzio, la natura incontaminata, l’aria pulita, la possibilità di fare escursioni. E devo dire che anche l’aspetto del contatto col pubblico è stata una sorpresa piacevole. Abbiamo ospiti che vengono qui da anni e ormai sono diventati degli amici.

Come ti ha cambiato questa esperienza?

Vivere con gli animali è una cosa che ti cambia molto, una cosa che però non potevo fare nella mia vita precedente  perché ero sempre in viaggio. Da quando vivo qui posso finalmente avere dei gatti, anzi ospitare dei gatti, perché sono loro che mi possiedono, e i miei gatti occupano un posto importante nella mia vita. Poi quest’esperienza ti mette molto alla prova, nel senso che tutto quello che riesci a realizzare è opera tua. Non ho altra soluzione che fare il mio lavoro bene, non posso dare né la colpa né il merito di come vanno le cose se non a me stessa. Abbiamo eliminato qualunque traccia di stress dalla nostra vita, nel senso che per quanto ci possano essere problemi e difficoltà sono però inquadrati in un modo diverso. È una vita sicuramente più centrata, più realizzata, più a misura mia. Sì, decisamente.

2 Comments on Elisabetta : un agriturismo tutto al femminile

  1. Cara Elisabetta tu e tua sorella avete fatto bene ad abbandonare la frenesia della città per raggiungere la pace e la serenità nel vs agriturismo. Ed è molto bello che vogliate condividere la vostra passione anche con i bambini grazie alla fattoria didattica.
    Ed è anche lodevole che vi siate cimentate nella cucina per i celiaci. Io e mia figlia siamo celiache ed è veramente difficile trovare posti in cui sei sicura di mangiare senza stare male.
    In bocca al lupo per la vs attività.
    Cristina

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