Elisa Barretta, di Crotone, è stata per 12 anni titolare di un’azienda di successo che gestiva insieme al fratello. Finché un giorno all’improvviso tutto cambia… Era il 2015. Elisa comincia così un lungo viaggio interiore che le insegnerà ad ascoltare se stessa e la porterà ad intraprendere un nuovo cammino di crescita personale. Studia con i migliori professionisti italiani e internazionali fino a diventare lei stessa una Self Love Coach. Da un anno ha dato vita a Unconventional Women Retreat, un ritiro rivolto alle donne “che unisce formazione, pratiche olistiche e divertimento per portare felicità e benessere nella vita delle donne”.

Elisa, da imprenditrice a coach e molto altro. Vuoi raccontarci il tuo percorso professionale?

Il mio è stato un percorso abbastanza lineare. Ho avuto prima un’agenzia e mi occupavo dell’organizzazione di eventi e matrimoni a Roma e poi ho cominciato a dedicarmi alla formazione. Ho avuto un’accademia di formazione nella quale preparavo i futuri wedding planner ed event manager. È stata un’esperienza bellissima: organizzare eventi e matrimoni era la mia passione! L’azienda era mia e di mio fratello, eravamo due soci e insieme abbiamo creato un piccolo gioiellino. Siamo partiti da zero, non venivamo da una famiglia di imprenditori e abbiamo fatto tutto con le nostre forze.  Negli ultimi anni lavoravamo a Roma e a Milano e le persone arrivavano da tutt’Italia e perfino dall’estero, e questo era fonte di grande soddisfazione.

Quindi un’attività proficua e interessante, tante soddisfazioni ma poi accade qualcosa…

Nel 2015 scopro di avere la fibromialgia, e lì la mia vita cambia totalmente. I dolori non mi permettono più di lavorare e a quel punto si ferma tutto. Allora mi chiedo:” E adesso cosa faccio? Come posso uscire da questa situazione?” Io sono una persona molto attiva, mi piace fare, mi piace lavorare, non sono una che si lascia andare; quindi, sono andata alla ricerca di soluzioni.  Così ho capito che, per quello che avevo io, la cosa che dovevo fare era portare avanti un lavoro su me stessa. Ma sapevo anche che quella sarebbe stata l’impresa più difficile. Perché per la mia patologia, la pillola magica, la medicina miracolosa, purtroppo non c’è. A quel punto mi prendo sei mesi di tempo e comincio un percorso di crescita personale con una Life coach americana. E mi si apre un mondo…

L’incontro con la life coach segna quindi un punto di svolta…

Certo, perché scopro cosa vuol dire stare bene, ma anche volersi bene, incomincio a dire dei no e scopro perché stavo male. La malattia mi ha reso consapevole che quello che stava facendo fino a quel momento non era quello che realmente volevo. Si era manifestata in un momento molto difficile, impegnativo, nel quale ero anche molto esposta mediaticamente. Stavo facendo tante cose, forse troppe, ma nulla andava nella direzione di quello di cui io avevo bisogno. Ho capito che mia attività non rispondeva alle mie esigenze più profonde e avevo visto qualcosa di diverso, di nuovo che mi corrispondeva maggiormente. Da quel momento ho cominciato a stare molto meglio ma per senso di responsabilità ho continuato a lavorare. Tuttavia, essendo decisa a cambiare, ho atteso che si creassero le giuste condizioni per poter fare il primo vero passo verso il cambiamento. Ci sono voluti diversi anni…

Quando e come questa tua nuova attività si concretizza?

L’anno scorso a maggio ho organizzato il mio primo percorso che si chiama Unconventional Women Retreat che, devo dire, è stato veramente un’esperienza unica. Ho voluto chiamarlo così perché era un corso destinato alle donne e che ha come obiettivo la loro crescita personale, ma non solo. C’era anche tutto un discorso di benessere completo, un discorso olistico. Ho unito formazione, crescita personale e benessere con lo scopo di far stare bene queste persone e guarirle all’interno. Si trattava di renderle consapevoli della loro unicità, di quanto fossero speciali e di far loro capire che vanno bene così come sono. Nonostante fosse la mia prima esperienza tutto si è svolto alla perfezione, l’armonia che si era creata era reale e coinvolgente. Sono stati tre giorni di magia pura. Al punto che, spinta anche dalle partecipanti al retreat, ho deciso di riproporre questo evento in futuro.

Quali altri percorsi hai progettato e come pensi si articolerà la tua attività di coach?

Ho ideato un percorso che è partito a settembre che si chiama Happiness, un programma di allenamento alla felicità e al benessere delle donne dove poterci incontrare, condividere, creare un ambiente nel quale poter crescere insieme. È stato molto bello, eravamo più di 20 donne e ci incontravamo su Zoom due volte alla settimana. Seguivamo un programma ben fatto, costituito da rituali e momenti dedicati alla crescita personale. Tutto ciò non ha fatto altro che rafforzarmi nella convinzione che questa fosse veramente la mia strada. E questo è il cammino che dovevo continuare a percorrere.

Intanto però prosegui nella tua formazione, è così?

Esattamente. Sento molto forte la necessità di proseguire sulla strada della formazione, perfezionare le mie competenze per raggiungere un livello molto alto. Voglio fare di più per aiutare gli altri al meglio, non mi accontento, voglio essere più preparata. Quindi ho concluso recentemente una formazione per diventare facilitatrice Maindfulness. Poi seguo un Master universitario in Health Coach e Programmazione neurolinguistica che finirò a giugno, in un ambiente molto stimolante. E infine un master ancor più complesso, della durata di due anni, sempre in health coach, che ha anche una grande parte di pratica. Quindi mi aspettano due anni molto intensi ma senz’altro coinvolgenti.

Quanto ti hanno cambiata questi anni di trasformazione e cosa hai imparato?

I momenti di crescita, di cambiamento sono sempre contraddistinti da alti e bassi ma il cambiamento evolutivo è comunque positivo. Io sono cambiata tantissimo in questi anni, adesso sono più consapevole, ho imparato a gestire il mio dialogo interiore e direzionare le mie scelte e la mia vita. Il cambiamento mi ha portato un’evoluzione, una crescita, la maturità; quindi, mi ha già donato tante cose belle. Ho imparato col tempo ad apprezzare quello che sono riuscita a fare. Ho imparato inoltre che mettersi in gioco significa anche essere consapevoli che lungo il percorso ci saranno delle difficoltà e sofferenze. Ci sarà un lungo lavoro da fare e devi essere pronto a superare gli ostacoli. Non è facile. Ma la mia più grande difficoltà è stata forse all’inizio del cambiamento imparare ad ascoltarmi, imparare ad ascoltare i miei desideri. E forse questo è quello che tutte le donne dovrebbero cominciare a fare.

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