Sascia Prisco, titolare di DisirLab, è molto più di un’imprenditrice nel commercio online, è una guerriera che ha affrontato e superato sfide uniche, diventando un faro di speranza per molti. Ideatrice di un’azienda di successo che unisce moda e casa, condivide apertamente la sua battaglia contro il cancro sui social media, ispirando gli altri con la sua determinazione e resilienza. L’azienda, impegnata nella sostenibilità, adotta un approccio circolare riutilizzando gli scarti tessili tra abbigliamento e arredamento per minimizzare la produzione di rifiuti. In quasi quattordici anni, Sascia ha dimostrato che la forza e la consapevolezza possono trasformare le sfide in opportunità, evidenziando il potenziale di resilienza umana anche nelle situazioni più difficili. La sua storia continua a ispirare e incoraggiare chiunque incontri sul suo cammino.

Sascia, qual è stato il tuo percorso professionale prima di creare DisirLab?

Il mio percorso è stato abbastanza lineare per alcuni aspetti, ma molto discontinuo per le vicende familiari. Nel 2002 ho dato alla luce mio figlio, avevo solo vent’anni. È stata una decisione impegnativa, sofferta, perché si rinuncia completamente alla giovinezza e alla spensieratezza. Con un bambino da accudire e crescere è stata dura ma, anche grazie all’aiuto dei miei famigliari, sono andata avanti. D’altra parte, se si riesce a organizzarsi adeguatamente, i figli non sono un ostacolo ma una fonte di crescita e arricchimento sotto molteplici aspetti. Tuttavia, a vent’ anni è difficile avere già tutto sotto controllo, quindi gestire un figlio è stata un’impresa molto impegnativa. Intanto però ho continuato a lavorare: ho fatto un po’di tutto, segretaria presso uno studio legale, commessa e altre attività. E questo perché sono sempre stata molto orgogliosa e autonoma e non volevo dipendere dai miei famigliari.

Qual è stata la tua formazione?

La mia formazione è stata una mescolanza di esperienza pratica e istruzione formale e mi ha fornito una vasta gamma di competenze trasversali. Ho appreso attraverso l’esperienza, affrontando sfide e imparando dagli errori. Conciliare studio, lavoro e famiglia poi è stato impegnativo ma mi ha reso più determinata e resiliente. Dopo aver abbandonato gli studi per dedicarmi alla famiglia e al lavoro, a ventiquattro anni ho ricominciato, specializzandomi in design per la moda. Ed è stata una svolta. Per la prima volta nella mia vita, ho fatto qualcosa per me stessa, riconoscendo l’importanza di perseguire i propri desideri e traguardi personali. Ho imparato che raggiungere la realizzazione personale è fondamentale per mantenere un equilibrio interiore. Prima di essere madri, siamo donne, con desideri e aspirazioni e dobbiamo permetterci di realizzarli, anche se solo in piccola parte. Questo ci consente di trasmettere un’energia più autentica e positiva alle persone che amiamo.

Come sei arrivata a creare DisirLab, e-commerce specializzato in tessili per la casa e ormai anche abbigliamento?

Dapprima ho aperto un negozio di abbigliamento e biancheria per la casa insieme alla mia famiglia a Sant’Agata dei Goti.

Dopo un anno di attività ho cominciato a produrre in Italia, entro 30 km, tessile casa, anche personalizzato, rivolgendomi ad artigiane specializzate, sperimentando vari prodotti e lavorazioni. E l’attività funzionava. Tuttavia, ho iniziato a sentire che non stavo sfruttando appieno le mie competenze accademiche nel design e nella comunicazione visiva. Questa consapevolezza mi ha spinto verso nuove sfide e, nel 2016, ho avviato l‘e-commerce. Conciliare la presenza fisica e online, insieme alla progettazione e al marketing dei prodotti, è stato arduo! Ma, nonostante le difficoltà, ho continuato a lavorare con determinazione per sviluppare un’attività commerciale sostenibile e di successo.

Quali difficoltà hai incontrato nella concretizzazione del progetto DisirLab?

Ho impiegato molto tempo a trovare collaboratori, sia tra gli artigiani che tra i professionisti. Cercavo persone con una visione simile alla mia riguardo al lavoro, alla gestione del tempo e alla serietà. È stato difficile trovare persone che condividessero la mia prospettiva. Ho iniziato a lavorare da sola su diversi progetti, commettendo errori e impiegando molto tempo nel processo. Tuttavia, sono riuscita ad aprire il mio primo negozio online di tessile per la casa. E poiché avevamo già avviato la produzione di tovagliati fuori misura per il negozio, conoscevo bene le esigenze della clientela, che richiedeva articoli personalizzati. Questo mi ha permesso di colmare una nicchia di mercato, anche se è stata una sfida. Ho lavorato duramente per sei mesi sul negozio online prima di ottenere le prime vendite, continuando nel frattempo a produrre articoli da vendere nel negozio fisico. E piano piano i clienti sono arrivati.

Poi, all’improvviso, un evento ti costringe a rallentare…

Nel 2020 la diagnosi di tumore al seno in fase avanzata ha sconvolto la mia esistenza. Ho temuto per la mia vita e ho provato un senso di ingiustizia, pensando di non meritare quella sofferenza. A trentotto anni, abituata a una vita attiva e sana, ho dovuto affrontare la malattia, ed è stato devastante. Questo mi ha fatto riflettere sull’importanza di far fronte apertamente alle sfide e di condividere esperienze simili con gli altri. La mia pagina sui social è diventata un luogo sicuro per chi come me ha combattuto il cancro ma non ha avuto il coraggio di parlarne. Affrontando questa prova, ho imparato l’importanza di trovare sostegno e condividere esperienze per superare la sensazione di colpa e isolamento associata alla malattia.

Così DisirLab diventa qualcosa di più di una pagina di e-commerce. Quanto sei cambiata attraverso queste esperienze?

Ricevere amore da sconosciuti mi ha dato la forza di andare avanti ricordandomi che non si può piacere a tutti, ma l’affetto di chi ci apprezza veramente è inestimabile. Questo sostegno è stato prezioso durante le terapie, dalla chemioterapia alla mastectomia, fino alle terapie ormonali in corso.

La mia vita non è facile, comunque, e preferirei non aver conosciuto il cancro, poiché non è un dono ma una tragedia. Non posso sostenere un’ipocrisia che non sento mia. Sicuramente poi il tumore mi ha insegnato la pazienza e la capacità di resistere. Ma sono consapevole che la forza della disperazione è ciò che mi ha sostenuto. Quando ti trovi nel mare e stai affogando, non c’è forza più potente di quella che scaturisce dalla disperazione: o nuoti o muori. E io, ho scelto di nuotare.

 

 

 

 

 

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