Cinque donne di talento, cinque pioniere che hanno fatto da apripista ad altre donne che da loro sono state ispirate e che hanno seguito le loro orme. Personaggi che hanno dato lustro all’immagine della donna nel mondo, ciascuna nel proprio campo. Ma comunque tutte, indistintamente, donne che sono state in grado di realizzare il proprio sogno, dando vita ad un’impresa o trovando modo di esprimere il proprio talento nel lavoro e nella creatività.

Luisa Spagnoli

La capacità di immaginare quello che ancora non c’è, questo fa la differenza.

Luisa Spagnoli, (Perugia, 1877 – Parigi 1935) di umili origini avvia, dapprima con il marito, un’attività imprenditoriale per la produzione di confetti. Nel 1907 partecipa alla fondazione della Perugina che nel giro di pochi anni trasforma in un’impresa industriale. A lei si deve l’ideazione dei famosissimi Baci Perugina che diventano il simbolo dell’azienda. Ma lo spirito imprenditoriale di Luisa non si ferma qui e, nel primo dopoguerra, decide di dedicarsi  all’allevamento dei conigli d’angora dal cui pelo, ricavato da una pettinatura delicata, produrrà una preziosa lana per i filati. È il primo passo nel mondo della moda della sua azienda che, purtroppo, questa donna capace e piena di inventiva non potrà vedere. Luisa muore a Parigi nel 1935 per un tumore alla gola. L’azienda decollerà sotto la guida del figlio Mario, che farà del brand Luisa Spagnoli un marchio conosciuto ed apprezzato anche all’estero.

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Elisabeth Arden

                       Ogni donna ha il diritto di essere bella.

Elisabeth Arden (Woodbridge,1878 – New York, 1966)  è a tutti gli effetti la capostipite dell’industria cosmetica americana. Nata Florence Nightingale Graham in Canada è determinata a realizzare un sogno: costruire la propria impresa di cosmetici. Nel 1909 raggiunge il fratello a New York e trova lavoro come estetista. Dopo soli due anni si mette in proprio, fonda il business “Elizabeth Arden” e apre, sulla Fifth Avenue di New York, il primo dei suoi molti saloni dalla celebre porta rossa. Inizia a lavorare con un farmacista per creare una crema di bellezza, un prodotto nuovo per le donne dell’epoca. È subito un grande successo. Il soggiorno a Parigi nel 1912 le consentirà poi di apprendere le tecniche di massaggio al viso e imparerà a valorizzare maggiormente gli occhi attraverso un sapiente uso dell’ombretto e del mascara. A lei dobbiamo l’idea del Total look con unghie e labbra coordinate. Il suo rossetto rosso diverrà un simbolo di emancipazione delle donne, dalle suffragette, che affiancherà nelle loro rivendicazioni, fino ai giorni nostri.

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Gabrielle Chanel

L’atto più coraggioso è pensare da soli. A voce alta.

Chanel, non è solo un nome o un marchio di fama internazionale, ma è il simbolo dell’eleganza francese e soprattutto della capacità imprenditoriale femminile. Gabrielle Bonheur Chanel detta Coco (Samur 1883 – Parigi 1971), trascorre, a seguito della morte della madre, l’adolescenza in un orfanatrofio dove avrebbe imparato a cucire. Si dedica dapprima alla creazione di cappelli per signore, alleggerendoli di piume ed orpelli e riducendone le dimensioni suscitando grandi consensi. Nel 1910 apre la sua prima boutique dove propone abiti dal taglio semplice e rigoroso, all’insegna della comodità e dell’eleganza. Allo scoppio della prima guerra mondiale introdurrà l’uso del jersey per ovviare alla carenza di tessuti, liberando le donne dai corsetti e dalle costrizioni. Da quel momento è un crescendo di successi, da Chanel n.5, il suo iconico profumo, alla creazione del tubino nero, all’uso delle perle e della bigiotteria, alle scarpe bicolori. Abbiamo tutte un grande debito nei confronti del talento di questa donna, che ha rivoluzionato la moda femminile creando uno stile unico che resiste nel tempo.

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Leggi anche :Coco Chanel. Un’icona di stile” di Meghan Hess https://amzn.to/49i81Is

E in inglese :“The little Guide to Coco Chanel : Style to live byhttps://amzn.to/3s6X4sJ

Aenne Burda

Ho imparato ad invecchiare con un cuore giovane, mantenendo così il mio godimento della vita, la mia gioia di vivere.

Aenne Burda (Offenburg, 1909 – Offenburg, 2005 ), icona del miracolo economico tedesco, fu la pioniera nella creazione di una rivista femminile nel dopoguerra. Figlia di una famiglia modesta, sposò Fritz Burda nel 1931, rinomato tipografo ed editore. Sostenne e collaborò con Fritz nell’espansione della sua attività editoriale, realizzando i suoi progetti. La scoperta della doppia vita del marito, che aveva un’altra donna e un figlio, fu un duro colpo per Aenne che invece di chiedere il divorzio ottenne la proprietà della piccola casa editrice, dando origine, nel 1949, a Burda Moden, una rivista esclusivamente femminile. In un’epoca di ristrettezze tra il dopoguerra e il boom economico, Aenne dimostrò che l’eleganza non dipendeva dal denaro. La rivista insegnò alle donne come vestirsi con stile, offrendo cartamodelli come tratto distintivo. L’intuizione geniale di Aenne e il suo straordinario impegno risposero a un autentico bisogno delle donne e sono il simbolo della sua riscossa personale.

Ruth Handler

Non lo faccio per i soldi. Ma più per ricostruire una mia autostima, e quella degli altri. (a proposito di Nearly me)

Sei il nome non è noto ai più, notissimo è invece quello di Barbie, la sua “creatura”. Perché Ruth Handler, nata Moskowicz negli Stati Uniti (Denver, novembre 1916 – Los Angeles, aprile 2002) da genitori ebrei polacchi, è non solo la fondatrice della Mattel, multinazionale del giocattolo, ma anche l’ideatrice di Barbie. Un viaggio in Germania, dove vide una bambola dalle fattezze adulte, le fu di ispirazione, ma anche l’osservazione dei giochi della figlia preadolescente, che sembrava preferire giocare con bambole di carta simili agli adulti piuttosto che con i bambolotti tradizionali. Da quell’intuizione nasce Barbie, un’immagine femminile dall’infinito guardaroba, ai nostri occhi forse un po’ stereotipata, ma che lascerà il segno nella cultura occidentale. È il 1959 e fu un successo straordinario. Nel 1975, a seguito di uno scandalo finanziario, Ruth è costretta a lasciare la Mattel. Nel frattempo, scopre di avere un cancro al seno ma anziché abbattersi deciderà di produrre “Nearly me”, una linea di seni artificiali, e partecipò a campagne per la prevenzione, sfidando i tabù dell’epoca.

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