Nel mondo dell’arte, le donne del Novecento hanno scritto una storia di creatività e innovazione senza precedenti. Ma il loro é stato un percorso lungo e faticoso che ha coinvolto tutto l’universo femminile. E se oggi in occidente  le donne hanno maggiori opportunità rispetto al passato è anche perché molte di loro a partire dal XX secolo hanno combattuto per conquistare diritti e possibilità. Il ‘900 infatti è stato un periodo di grandi stravolgimenti sociali e politici che hanno permesso alle donne di raggiungere visibilità in ambiti che gli erano precedentemente preclusi. Hanno perciò potuto esprimere la loro creatività, perseguire tra le altre cose una carriera artistica, dipingere e ottenere riconoscimenti dal proprio lavoro.

Vorrei parlavi perciò di cinque artiste, pittrici e scultrici, che hanno fatto la storia dell’arte del Novecento le cui vite, spesso tormentate, possono tuttavia essere fonte di ispirazione, testimoniando la tenacia e la determinazione che le ha portate a lottare per esprimere il proprio talento.

Le due Frida (1939) Museo de Arte Moderno di Città del Messico

Frida Kahlo (1907-1954) Straordinaria pittrice messicana, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’arte del secolo scorso. La sua opera, considerata innovativa e originale per l’epoca, ha contribuito a infrangere tabù e a dar voce a temi cruciali come il femminismo, l’identità culturale, la sofferenza fisica ed emotiva. I celebri autoritratti intensi e surreali in cui confluiscono elementi propri della cultura messicana ed evidenti rimandi autobiografici, sono uno strumento per un’intensa analisi introspettiva. Ma l’importanza di Frida va ben oltre. In un’epoca in cui l’arte era dominata da uomini le sue opere hanno costituito un autentico punto di svolta trascendendo barriere e stereotipi. Diventata icona del femminismo e dell’arte messicana del XX secolo continua con il suo stile unico a ispirare artisti e appassionati di tutto il mondo.

L’eredità di Frida Kahlo ormai non appartiene solo all’arte e la sua l’immagine è divenuta un simbolo culturale. E le sue opere, esposte ovunque con grande risonanza, continuano a diffondere il suo messaggio e la sua visione del mondo.

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Georgia O’Keeffe Jimson Weed/White Flower No. 1 1932 Crystal Bridges Museum of American Art, Arkansas USA ©

Georgia O’Keeffe (1887-1986) è senza  alcun dubbio una delle artiste più significative del ventesimo secolo. Consapevole fin dall’infanzia della sua vocazione per la pittura dovette affrontare le molte difficoltà che hanno ostacolato il suo percorso verso l’auto realizzazione e il successo. Introversa, solitaria ed orgogliosa dimostrò una straordinaria determinazione che le consentì di farsi conoscere ed apprezzare dal pubblico. Madre del modernismo americano è nota soprattutto per le sue grandiose rappresentazioni botaniche oltre che per i paesaggi e le forme astratte. I suoi fiori ingranditi fino all’inverosimile e riprodotti minuziosamente in ogni dettaglio, rimandano alla femminilità, alla sensualità secondo una prospettiva nuova ed originale. Quale rappresentante e cofondatrice dell’avanguardia americana del ‘900 ha contribuito a ridefinire il ruolo della donna nell’arte.

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Autoritratto (Tamara su una Bugatti verde) 1929

Tamara De Lempika, (1898-1980) fu una pittrice polacca dall’esistenza movimentata. Allo scoppio della Rivoluzione russa trovò rifugio a Parigi dove cominciò a dedicarsi anche alla pittura. Sarà proprio nella capitale francese che aderirà all’Art Decò reinterpretandola con l’introduzione di elementi che riecheggiavano il classicismo e anche il cubismo. Divenne nota soprattutto per i suoi ritratti che raffigurano i personaggi che costellavano la sua esistenza, eleganti e seducenti che bene esprimono l’essenza dell’epoca. Ma ciò che rende unica la sua opera è proprio la capacità di questa pittrice di fondere nelle sue figure imponenti elementi moderni. Creando così uno stile che richiama la plasticità e la maestosità delle statue antiche.

L’esistenza costantemente sopra le righe, fatta di trasgressioni e glamour, contribuirono insieme alla sua arte, a fare di Tamara un personaggio. Una donna, un’artista capace insomma di sfidare attraverso l’arte e la vita le convenzioni sociali ed artistiche del suo tempo.

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Dolorès, 1966–95 Painted polyester on wire mesh 550 cm high Sprengel Museum, Hanover, gift of the artist, 2000 © Niki Charitable Art Foudation, Santee, USA

Niki de Saint Phalle (1930-2002), artista innovativa e nota per le sue opere audaci, è famosa soprattutto per le monumentali sculture le Nanas. Nata da un’aristocratica famiglia francese, fu vittima delle violenze di entrambi i genitori e dell’abuso paterno. Un’infanzia, come ammise lei stessa, vissuta ” fra privilegi e orrore”. La depressione, l’internamento in un ospedale psichiatrico a 22 anni, la segnarono profondamente al pari delle esperienze vissute. E l’arte, a cui approdò dopo un lungo percorso alla ricerca di uno strumento adeguato a esprimere le sue inquietudini, divenne per lei una cura.

Attraverso le sue sculture, ingombranti e colorate darà voce alle istanze del femminismo, proponendo coi suoi corpi di donna mastodontici un’immagine diversa e non stereotipata del corpo femminile. Il contributo di Niki de Saint Phalle alla causa del femminismo è stato perciò di ispirazione per molti uomini e donne. Entrambi chiamati a riflettere sulla posizione della donna nella società e a lottare per l’uguaglianza di genere.

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“Le Déjeuner en fourrure”, 1936 Museum of Modern Art, New York City

 Meret Oppenheim (1913-1985) nota per essere stata musa e modella dei surrealisti fu in realtà espressione del movimento surrealista pur mantenendo la propria autonomia ed originalità. Attratta dall’inconscio seppe sviluppare una ricerca indipendente sull’irrazionale riuscendo ad emergere in un ambiente dominato dagli uomini. Ha contribuito con il suo lavoro ad affermare il potenziale creativo femminile evidenziando il ruolo delle donne nella società e nell’arte. La sua opera più famosa “Le Dejeuner en fourrure “ del 1939, divenuta l’emblema del surrealismo, é la rappresentazione plastica della sua volontà di opporsi alle norme e alle convenzioni sociali. Il nascente femminismo tentò di fare di lei un’icona per portare avanti legittime rivendicazioni ma ancora una volta Meret Oppenheim rifiutò di farsi etichettare, ritenendo invece l’arte frutto di uno spirito androgino.

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