Chiara e Kate. Ph Luigi Panico

Chiara Capelli Arisi Rota é allevatrice ed addestratrice di Border Collie. Di formazione interprete, ha trascorso buona parte della sua vita immersa in una dimensione urbana, frenetica e ricca di stimoli. Per anni è stata infermiera volontaria della Croce Rossa, dedicandosi poi alla sua famiglia, senza tuttavia trascurare i suoi molteplici interessi. Eppure, latente, lavorava dentro di lei il richiamo forte e irresistibile per la natura e per gli animali.  Un trasloco dal centro della capitale all’Olgiata, quartiere immerso nel verde e lontano dal caos cittadino, cambierà molte cose. E Chiara potrà riappropriarsi di una dimensione a lei più congeniale. Dal 2015 alleva e addestra Border Collie in un indistricabile intreccio di lavoro e passione che ha contribuito a rendere più appagante la sua esistenza.

Chiara, come nasce il tuo amore per i cani?

Sono figlia d’arte perché mio padre è di suo, da sempre, da poco prima che io nascessi, un allevatore di pastori tedeschi. E io ho vissuto questo rapporto con i cani in modo molto profondo ma anche a fasi altalenanti. Durante la mia infanzia le fattrici che avevamo sono state delle madri putative, delle seconde mamme a tutti gli effetti, ma non me ne rendevo conto. L’ho capito dopo e ne ho avuto la conferma quando sono diventata io madre. Nel senso che ho realizzato che tanti aspetti della maternità li avevo acquisiti più dalle nostre fattrici che non dalle figure femminili di riferimento a casa. Capire ad esempio, se mio figlio non stava bene dall’odore, prima ancora che i sintomi si manifestassero. O una sensibilità ai rumori e agli odori che, mi rendo conto, fa più parte del mondo animale che non di quello umano. Quindi per me da piccola i cani sono state delle figure importantissime.

Crescendo poi è cambiato qualcosa?

Nella fase adolescenziale, in cui uno rifiuta i propri genitori, ho preso le distanze da quel mondo, dalla campagna e dagli animali. Ma stavo facendo un dispetto a me stessa. Perché in realtà, il rapporto con gli animali e con la natura in generale per me è sempre stato molto molto forte. E quando poi sono diventata adulta, verso i 30 anni, ho capito che veramente faceva parte di me e io ne avevo assolutamente bisogno. Così ho ricominciato, dapprima con i cavalli in maniera più puntuale, riprendendo ad andare in gara e dedicandomi all’addestramento dei puledri. Finché un giorno sono rimasta folgorata da un cane che era a passeggio. Ero seduta su un gradino e questo cane mi è venuto vicino e mi ha guardato dritto negli occhi. Ci siamo guardati e mi sono detta: “Voglio un cane con questi occhi”. Era un Border Collie.

Una sorta di folgorazione quindi. Il primo passo del cammino che ti porterà ad essere un’addestratrice

Ho cominciato a studiare tutto quello per cui era stato selezionato il Border Collie, che uno immagina solo come il cane dell’agility. Le mie ricerche mi rimandano invece alla Scozia, all’Inghilterra, alla pastorizia e alla vita all’aria aperta. Cose che per me erano già particolarmente familiari. Comincio quindi a cercare il mio primo Border Collie e da lì nasce tutto. Un po’ alla volta prendo un po’ di pecore per cominciare ad allenare e col tempo acquisito molta più dimestichezza. Ho cominciato ad avere dei bei risultati anche nelle competizioni e a costruirmi una buona credibilità come Handler, che è il termine che si usa per noi quando andiamo in gara. E da quel punto sono poi approdata all’allevamento.

Come sei riuscita a diventare un’addestratrice ed allevatrice apprezzata in Italia ed anche all’estero?

Ho costruito nel tempo un’ottima rete di rapporti con persone di alto livello all’estero: Olanda, Germania, Irlanda e Galles, che hanno riconosciuto la mia professionalità. Tra l’altro, essendo bilingue, di madre americana, in Gran Bretagna mi sono inserita più facilmente rispetto a chi non può cogliere tutte le sfumature linguistiche.   E ho ottenuto quasi più riconoscimenti all’estero che non in Italia dove c’è moltissima invidia e dove vieni sempre visto con un certo sospetto. Si è capito comunque che avevo un certo occhio per i cani, che mi sapevo destreggiare bene. Ho iniziato a farmi un nome e la cosa ha cominciato a funzionare.

Cosa hai scoperto di te stessa dal momento in cui sei diventata a tutti gli effetti un’esperta, un’addestratrice riconosciuta?

Ho innanzitutto preso atto di chi sono: sono così e non posso fare felice qualcuno facendo finta di essere chi non sono. Nonostante il mio passato da cittadina ho capito che sono molto più legata alla natura e ai rapporti con gli animali di quanto io pensassi. Sono una che qui dentro l’Olgiata se vede una volpe, e ne abbiamo qualcuna, lo considera un regalo perché in quel momento mi riempie l’anima. Io ho proprio bisogno di quel tipo di appagamento in questo momento della mia vita e probabilmente sempre. Non mi rendevo conto a vent’anni che in realtà per me aveva un’enorme importanza il passare delle stagioni, il rapporto con la natura che è in costante trasformazione. Oggi è qualcosa che cerco coscientemente perché so che è quello che mi fa stare bene.

Cosa hai imparato dai tuoi cani? Che cosa ti hanno insegnato?

Tutte cose molto Zen. Mi hanno insegnato che è inutile che ti preoccupi di domani, pensa ad adesso, vivi ora. Mi hanno insegnato che ogni giorno che tu vivi, devi avere un certo tipo di ritualità. Per cui, anche se è sempre la solita routine, quando esci in giardino, scodinzoli, annusi l’aria e tutta l’erba come se fosse la prima volta. Perché c’è sempre qualcosa di diverso, non è vero che è tutto uguale. E a me piace moltissimo quando siamo in passeggiata nel bosco e seguiamo sempre, tutti i santi giorni, lo stesso sentiero, che conosciamo a menadito. Ma loro lo guardano sempre con occhi e naso diversi perché durante la notte sarà passato il cinghiale o la volpe o chissà cos’altro. E infine ho imparato che posso farcela, che sono effettivamente più forte, più indipendente e ho più risorse di quello che credevo.

Quanto è importante per te il tuo lavoro ?

Con i cani non sai dove finisce il lavoro e dove comincia la passione. Io viaggio moltissimo, vedo posti stupendi, da un punto di vista naturalistico e non solo. Condivido tutto con loro e questo mi dà molta più soddisfazione che condividere, che ne so, con un compagno con il quale non c’è una relazione totalmente appagante. Quante di noi si trovano intorno ai 40-45 anni, con magari un precedente matrimonio alle spalle, in queste relazioni un po’ così! Delle storie tappabuchi, delle toppe che una mette perché non vuole stare da sola. Ecco, io non sono da sola: mi ritrovo davanti ad un panorama mozzafiato e con i miei cani spartisco una delle forme di condivisione per me più belle, nel silenzio. Non c’è bisogno di parole, non hai bisogno di riempire questo momento di concetti: siamo insieme, ed è perfetto così.

 

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