ospitalità

Carla, o meglio Carlotta, donna con uno spiccato talento per l’accoglienza e l’ospitalità, è un personaggio la cui vita appare costellata da molte svolte. La determinazione che la contraddistingue le ha consentito di aprire la sua casa ai turisti, trasformando quello che era un piacevole hobby in un’attività ricca di successi e riconoscimenti. Consapevole del proprio valore e delle proprie capacità ha saputo affrontare le difficoltà della vita con coraggio e con la volontà di realizzare i suoi sogni.

Carla, ti conosco da tempo e so con quanto amore ti dedichi all’ospitalità e all’accoglienza dei numerosi turisti che frequentano la tua casa. Ti conosco anche per la tua attività primaria ma so molto poco del percorso che ti ha condotta dove sei oggi. Vuoi raccontarmelo?

Allora, tutto nasce da questa mia nota passione per l’accoglienza che in passato emergeva soprattutto quando gli amici soggiornavano nella mia casa per qualche giorno. Tutti erano molto stupiti dalla cura, quasi maniacale, che mettevo nel riceverli e nel farli sentire a proprio agio in un ambiente confortevole e ricercato. I miei ospiti mi dicevano che rasentavo la perfezione, nella preparazione delle camere, nell’attenzione al dettaglio e nella mise en place. Insomma, sapevo di essere un’ottima padrona di casa. E allora, quando si sono verificate una serie di circostanze, ho cominciato a prendere in considerazione quest’idea e ho detto: perché no? Visto che ci dicono tutti che siamo bravi ci lanciamo. Quindi più di nove anni fa, con quello che era il mio compagno dell’epoca, ho iniziato questa avventura nel mondo dell’ospitalità.

Abbiamo parlato di una professione primaria che è andata riducendosi nel tempo per occuparti delle tue case vacanze ma so che nel tuo percorso lavorativo hai dato spazio a diversi interessi che ti appartenevano…

Sì, in effetti io dovevo diventare una commercialista, perciò ho studiato per qualche anno economia. Per partecipare alle spese degli studi ho fatto la segretaria in uno studio dentistico ma, una volta lì, mi sono innamorata di questo lavoro, ho troncato economia e ho iniziato a fare l’assistente dentale. Finché a 35 anni, e forse è stata lì la svolta importante che ha cambiato la mia vita, che mi ha dato la possibilità di fare delle cose che con uno stipendio di assistente non avrei mai potuto fare, mi sono iscritta all’università per diventare igienista dentale. Così è decollata questa mia principale attività, che amo e che faccio con passione e professionalità. E poiché il nostro è un lavoro che si basa sulla relazione di aiuto, offro come valore aggiunto l’empatia e la capacità di ascolto che mi contraddistinguono e che per me sono doti importanti.

Quindi avevi, ed hai ancora, un lavoro impegnativo che ti riempiva comunque di soddisfazioni ma poi ad un certo punto succede qualcosa, comprate una casa e da lì una svolta. Come è nato e come si è concretizzato il desiderio di dedicarsi all’ospitalità?

Allora, scegliamo questa casa molto grande, sul lago di Monate, in provincia di Varese con l’idea di costruire un luogo perfetto per una famiglia con figli, che però non sono arrivati, ma anche di aprirla agli amici. Così per anni questa casa è stata un luogo d’incontro per cene, feste, gente che si fermava a dormire. A un certo punto però il mio compagno perde il lavoro a più di 40 anni e non riesce più a trovarne un altro. Allora ci siamo detti: perché non attivare le nostre risorse e cercare di sfruttare quello che abbiamo in un campo dove dicono che siamo anche bravi? Così abbiamo recuperato una piccola parte della casa per noi offrendo il resto ai clienti. E per me, devo ammetterlo, è stata davvero una prova d’amore visto che quella casa non era stata concepita come bed and breakfast ma era nata per noi.

Quindi fate della vostra casa un bed and breakfast, e nel giro di poco tempo avete dei riscontri positivi. Di cosa ti sei occupata personalmente?

Il mio compagno non aveva l’esperienza, ovviamente, della gestione e dell’organizzazione della casa; quindi, inizialmente, l’ho dovuto seguire a 360 gradi per poi sovraintendere ogni cosa da dietro le quinte. Mi occupavo degli ospiti mentre lui gestiva i portali Internet e la parte amministrativa. Io alla fine mi sono dedicata anche agli arredi e alla decorazione. Per gli arredi ho scelto, non avendo ereditato dei mobili di famiglia, uno stile shabby chic, che amo molto e mi rappresenta, uno stile che racconta una storia che non è la mia, ma che è testimone del nostro passato. Sono tutti mobili ricercati, sbiancati, che ho scovato nei mercatini dove si possono trovare dei veri e propri tesori. Devo dire che è stato subito un grande successo, le recensioni erano ottime e tra le altre cose abbiamo vinto il premio per il miglior bed and breakfast in provincia di Varese.

A questo punto avete la vostra attività che va a gonfie vele e accade qualcosa che ti costringe a cambiare. Un’altra svolta?

Succede che la mia storia d’amore si interrompe e io mi ritrovo sola in quella grande casa. Quindi mi sono rimboccata le maniche e ho trasformato il b&b in casa vacanze che per me era più semplice da gestire e per un po’ di tempo ho continuato ad occuparmene. Poi ho ritenuto giusto metterla in vendita per chiudere quello che era stato un capitolo importante della mia vita, guardare avanti e aprirne uno nuovo. È stato lì che mi sono lanciata in questo progetto, Maison Charlotte casa vacanze, che comportava l’acquisto di una dimora ancora più grande con 5000 mq. di parco e il progetto di una ristrutturazione molto importante. All’interno la proprietà dispone di una dependance che è un villino su due piani, poi c’è la casa padronale che ha al piano terra un appartamento affacciato affaccia sul parco e al piano superiore la parte riservata a me.

E con Maison Charlotte siamo all’ultimo grande cambiamento, anche questo segnato dal successo…

Sì, tutti gli ospiti hanno lasciato recensioni molto positive. In questa casa mi sono costruita due unità immobiliari, esclusa la mia, che rispecchiano la mia personalità e il mio gusto. Sono all’insegna del bianco, del candore e della luminosità. Secondo me il bianco dà serenità, mi dà l’idea di luce, di ordine, di pulizia. Questa casa mi rispecchia totalmente, la sento mia, esprime l’amore per il bello, per il semplice e per le cose curate. E poi c’è il piacere che traggo da questa attività. Mi piace tutto ciò che è legato all’ospitalità: ricevere gli ospiti all’arrivo nel migliore dei modi, offrire sempre un pensiero di benvenuto e uno di commiato, cercare di soddisfare le loro esigenze, coccolarli un po’, conversare con loro e soprattutto curare la casa nei minimi particolari; anche a livello di pulizie che è la parte più faticosa.

Che cosa o chi ti ha aiutato a portare avanti questo progetto così impegnativo?

Credo che nella vita si debbano avere degli obiettivi, senza i quali io non potrei vivere. Ho bisogno di muovermi verso uno scopo, ho bisogno dell’adrenalina che mi procura. Alcuni mi hanno detto che sono stata un po’ avventata a buttarmi in questo progetto, che avrei potuto rallentare i miei ritmi, vivere dei miei risparmi e godermi la vita. Ma io credo che senza questa frenesia che deriva dalla mia capacità di progettare e creare non potrei vivere. È la mia indole e sono contenta così. Adesso il mio obiettivo a lungo termine è riuscire a mantenere gli standard che ho finora raggiunto e quindi ottenere delle recensioni positive e dei punteggi alti dagli ospiti della mia struttura. Come tanti non ho avuto una vita facile, sono però consapevole di essere una donna forte che grazie alla sua determinazione è riuscita a raggiungere gli obiettivi che si era prefissata.

Questa casa rappresenta un nuovo inizio, una nuova vita, una nuova attività e anche un nuovo amore, è così?

Si è proprio così. Quando ho visto questa casa da fuori dal parco me ne sono innamorata. E poi c’è stata una strana coincidenza, se possiamo chiamarla così…Quando avevo comprato la prima casa la vecchia proprietaria andando via mi aveva lasciato una gatta, una norvegese delle foreste che si chiamava Luigina e che anni dopo è morta. All’acquisto di questa proprietà ho ereditato dall’ex padrona due gatti, norvegesi delle foreste, Luigino e Bianca. L’ho preso come un segno che nulla accade per caso e questa doveva essere la mia casa. Sono convinta di questo e, sarà anche perché io ho avuto un percorso non lineare, ho trovato la forza e il coraggio in me stessa e nella mia capacità. Il mio lavoro e la mia indipendenza sono stati la mia forza perché mi hanno consentito di realizzare i miei progetti e non posso che esserne soddisfatta.

 

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