Carla Gagliardi ha saputo affrontare le prove a cui è stata sottoposta dalla vita con il coraggio che la caratterizza da sempre. La malattia con le sue difficoltà, la perdita del lavoro che tanto amava, saranno per lei occasione di crescita. Il trasferimento in Inghilterra e l’inevitabile senso di sradicamento costituiranno un nuovo motivo di riflessione sul proprio percorso. Una riflessione dalla quale emergerà la capacità di considerarsi e proporsi non come vittima ma come artefice del proprio destino. Un cammino, il suo, anche interiore che dall’insegnamento la condurrà alla scrittura, mai abbandonata, per approdare alla direzione di una nursery davvero unica, a Londra. “Prima di essere una scuola inglese siamo una nursery che vive dalla multicultura all’intercultura. Un luogo dove lo scambio, la novità, la curiosità ci aiuta a crescere ed ampliare i nostri sempre limitati orizzonti”.

Carla, vuoi raccontarmi il tuo percorso professionale, fatto di prove e di sfide ?

La mia passione é sempre stata la scrittura, qualcosa che mi ha accompagnata tutta la vita. Da lì è derivata la scelta di iscrivermi alla facoltà di lettere moderne: volevo diventare una scrittrice, scrivere. Mi sono dedicata poi con altrettanta passione all’insegnamento, lavorando alle medie e alle superiori. Un’esperienza per molti aspetti entusiasmante durante la quale ho cercato di avviare progetti che potessero coinvolgere e appassionare degli adolescenti. Mi sono accorta di quanto fosse importante dare, attraverso l’insegnamento, un contributo alla crescita di ragazzi, individui in continua evoluzione. Sono stati anni intensi che mi hanno arricchita molto. Improvvisamente però, per evitare di diventare il genitore desiderato dagli alunni adolescenti, decisi di dare una svolta alla mia esistenza.

Arriviamo quindi ad un primo, importante, cambiamento

All’età di 35 anni, single da molto tempo, dopo la fine di un matrimonio che si era concluso pacificamente, avevo bisogno di qualcosa di nuovo. Perciò passai all’insegnamento degli adulti. Riuscii ad ottenere anche una collaborazione con una fondazione culturale veneziana, oltre che con l’università per stranieri di Siena. Cercavo veramente di dare il meglio di me e la mia vita era davvero piena! In quel periodo vivevo all’isola d’Elba e fu proprio lì che conobbi il mio attuale marito, un immobiliarista di origine indiana e di cittadinanza britannica. Era in vacanza all’Elba e aveva manifestato un certo interesse per i corsi di italiano per stranieri che però, in realtà, non frequentò mai. Fui io invece che divenni la sua traduttrice per le riunioni e i progetti che seguiva in Toscana. Insomma, un periodo ricco di incontri, cambiamenti, attività.

Tuttavia, ad un certo punto, sei costretta a mettere un freno alla tua voglia di fare… Nuove prove da affrontare

Improvvisamente, in un momento in cui sentivo di avere una vita piena e appagante qualcosa comincia ad incrinarsi. Inizio ad avere dei mal di testa impossibili ai quali i medici non riescono a dare una spiegazione. Una situazione per me molto difficile.  Comincia un lungo pellegrinaggio, centro cefalee, oculisti, specialisti di ogni genere senza arrivare ad una diagnosi.  Finché, in modo del tutto casuale, durante una festa, mi viene consigliato, di sottopormi ad un emocromo, un semplice emocromo. Un esame rivelatore di una malattia del sangue di tipo oncologico che mi avrebbe stravolto la vita. Una malattia che potrebbe degenerare in una delle tante forme leucemiche e che devo tenere sotto controllo sottoponendomi anche a trattamenti fisicamente debilitanti. Anche sul fronte lavorativo le cose si complicano: la mia malattia risulta incompatibile con l’insegnamento per ragioni assicurative. Come il trasferimento in qualche ufficio: non c’è una possibile collocazione ufficiale.

Inizi quindi una lunga battaglia fatta di ricorsi contro il Ministero della Pubblica Istruzione. Ma intanto cambia qualcosa sul versante della tua vita privata e non solo. Prove ma anche soddisfazioni…

Nel 2012 mi trasferisco a Londra e nel 2015 mi sposo. Mi dedico alla stesura di Ridammi il sole, un racconto autobiografico degli anni che vanno dal 2010 al 2016, che verrà pubblicato nel 2018. Volevo raccontare la nostra esperienza di coppia, mettendo in evidenza ciò che ho imparato dalla mia malattia. Perché quando ho conosciuto mio marito non mi sono fatta sopraffare al sopraggiungere della malattia e ho cercato di mantenere la mia fiducia nel futuro. Ho capito quindi che bisogna comunque riuscire a vedere cosa c’è di positivo e andare oltre se si vuole andare avanti. Diversamente migranti, pubblicato nel 2022, è invece la narrazione del mio vissuto di insegnante di italiano per immigrati e la mia speculare esperienza a Londra. Perché proprio qui, a un certo punto, ho iniziato a vedermi come immigrata. E a riconoscermi in certe dinamiche di cui prima ero stata solo testimone.

Nel 2020, durante il Covid, ti dedicherai completamente alla direzione di una nursery a Londra. Che cosa rende la tua nursery così speciale?

Ho cominciato dal 2014 a lavorare dietro le quinte in questa nursery di South Kensington, fino ad assumerne la direzione nel 2020. Presto una cura particolare nella scelta degli insegnanti, che in un contesto internazionale come questo è importantissima. Richiedo una formazione pedagogica universitaria e un approccio europeo. Essenziale, secondo me, in un contesto di isolamento, dove i genitori si trovano a gestire i loro figli in solitudine. Sono madri e padri, molto impegnati sul piano professionale, lontani dalle famiglie di origine, da figure di riferimento e necessitano di un sostegno. Affianchiamo i genitori nel percorso di crescita dei loro figli nella profonda convinzione che condividendo ci si prenda cura dell’altro e si cresca migliori. Mi sto dedicando a questo con l’entusiasmo di cui sono capace. Perché credo che un’infanzia serena, felice ed aperta alla curiosità verso ciò che ci circonda, sia il miglior modo per planare nel mondo reale.

 

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