Giada é la titolare dell’azienda agricola Amoenus, situata in Abruzzo nella provincia di Teramo.  L’azienda é ubicata su un territorio che si affaccia sull’Adriatico, dove generazioni passate hanno abbandonato terre oggi valorizzate e coltivate. L’avventura aziendale di questa coppia ha preso vita dall’impulso condiviso di dedicarsi all’agricoltura in modo consapevole, utilizzando tecniche biologiche per offrire prodotti vegetali che riflettono la dieta mediterranea. La filosofia aziendale si basa sull’offrire alimenti naturalmente privi di glutine (anche Giada è celiaca), adatti a qualsiasi regime alimentare.  Ma anche sul desiderio di unire le persone a tavola con cibo sano e gustoso.

Giada vuoi raccontarci il tuo percorso professionale, prima di approdare all’agricoltura biologica?

Sono veneta di Treviso, cresciuta tra il centro cittadino e la campagna circostante, dove la mia famiglia si era trasferita. Fin da giovane sono stata immersa nella cultura vinicola della mia regione. Dopo aver completato gli studi, ho intrapreso una carriera nel settore alimentare, concentrandomi principalmente sull’industria enologica. E, nel corso degli anni, ho acquisito competenze preziose nella logistica, nella gestione doganale e nella preparazione dei documenti per l’export. Tuttavia, nonostante il successo professionale, sentivo un desiderio ardente di realizzare qualcosa di mio, di mettere alla prova la mia creatività e la mia passione. È così che, insieme al mio compagno, ho deciso di avviare un’attività nel centro Italia. Mi sono lasciata guidare dalla voglia di esplorare nuovi orizzonti oltre che dal desiderio di dar vita a un’offerta alimentare diversa.

Quindi il vostro è stato un progetto condiviso…

Gaetano, che proviene da queste zone, ha trascorso parte della sua giovinezza nelle Marche, dove ha intrapreso gli studi agrari. Poi si è specializzato in viticoltura ed enologia a Udine. Ci siamo conosciuti proprio perché lui cercava lavoro come enologo e io lavoravo in una cantina. Gli ho fatto io un colloquio iniziale per cercare di capire se fosse la persona giusta per noi. E questo dettaglio rende il nostro incontro ancora più significativo.  Proveniamo da contesti geografici e culturali differenti, ma ci siamo incontrati nel mondo del vino, trovando un terreno comune in cui condividere passioni e obiettivi. La nostra unione non è stata solo professionale, ma è stata guidata anche dalla scoperta di un sogno comune. Quello di creare qualcosa di significativo in ambito agronomico nel cuore dell’Italia, attingendo alle nostre esperienze e competenze complementari.

Perché avete scelto l’Abruzzo?

La scelta di stabilirci in questa zona è stata guidata da diversi fattori, sia personali che pratici. Per Gaetano, c’era un legame emotivo, essendo originario di qui, inoltre entrambi sapevamo bene quali fossero le colture tradizionali e le potenzialità del territorio. Il clima favorevole e il paesaggio collinare si prestano alla viticoltura, mentre l’olio d’oliva e i legumi, come ceci, fave e fagioli particolari, fanno parte della forte cultura agricola della zona. Queste conoscenze ci hanno confortato nella scelta. Sapevamo già cosa aspettarci in termini di produzione agricola e quali fossero le opportunità di coltivazione più adatte alle nostre esigenze e passioni. Inoltre, il territorio offre una vasta gamma di opzioni vegetali, ideali per realizzare i nostri progetti nel mondo agricolo. Ed è stato bello andare anche a riscoprirle perché effettivamente, abbiamo riabilitato, in chiave più moderna, quello che si faceva già un tempo. Ma con degli intenti diversi.

Avete incontrato difficoltà per creare Amoenus, la vostra azienda agricola?

Qui, nell’Abruzzo settentrionale, ai confini con le Marche, ci siamo trovati di fronte a una sfida stimolante. La ricerca dei terreni adatti, ad esempio, è stata un’impresa ardua, poiché inserirsi in un contesto nuovo e sconosciuto può essere complicato. Abbiamo dovuto cercare a lungo la situazione ideale, c’erano terreni in stato di abbandono totale, alcuni erano da bonificare, altri da ripulire. I tecnici agronomi hanno dovuto appurare che nel terreno non fossero state utilizzate sostanze sintetiche negli ultimi tre anni. E la regione Abruzzo ha riconosciuto la nostra conversione il 4 dicembre 2023. Sebbene l’uva e l’olio dell’annata 2023 siano convenzionali, tutto ciò che raccogliamo dopo tale data è certificato biologico.

Di cosa ti occupi all’interno di Amoenus?

Mi occupo principalmente della commercializzazione dei nostri prodotti, ma in aziende di piccole dimensioni come la nostra, è necessario essere poliedrici. Quest’anno ho anche partecipato alla vendemmia, lavorando insieme a collaboratori che ci supportano con i mezzi agricoli, visto che noi non ne disponiamo. In un’ottica di condivisione e sostenibilità territoriale, preferiamo rivolgerci a persone che operano nel settore biologico e che offrono servizi specifici, come pulizie mirate. Questo è particolarmente importante per noi, dato che produciamo alimenti senza glutine e richiediamo attenzioni aggiuntive. Grazie a questa collaborazione, possiamo utilizzare i mezzi solo quando necessario, evitando di doverci fare carico di costi fissi come assicurazioni e tasse sulla proprietà. In questo modo, condividendo le risorse con gli altri, ottimizziamo l’utilizzo dei mezzi e promuoviamo un approccio sostenibile alla gestione aziendale.

Oggi, a distanza di quattro anni, quale bilancio puoi fare?

Siamo assolutamente soddisfatti di questo cambiamento. Risponde pienamente ai nostri intenti e sta portando ad un’evoluzione positiva nel nostro percorso. Abbiamo ricevuto una risposta entusiasta dal territorio, che non ci aspettavamo. Pensavamo di dover produrre qui solo per esportare altrove, ma abbiamo ricevuto un grande sostegno anche localmente. Nonostante veniamo da fuori, c’è una crescente domanda per un’alternativa alimentare, una voglia di sperimentare che viene apprezzata. Persino alcuni locali hanno iniziato a proporre i nostri piatti nei loro menu o hanno aperto punti vendita che offrono anche i nostri prodotti. È una bellissima proposta che ci ha sorpreso positivamente.

Al di là del successo di Amoenus, consiglieresti ad altre donne desiderose di un cambiamento radicale, di seguire le tue orme?

Mi sono trasferita qui quando mia figlia aveva tre mesi. È stata una scelta coraggiosa, ma non la consiglierei a nessuno. Cambiare regione, lavoro, casa, con un neonato è stato estremamente stressante. Ho fatto il trasloco durante il Covid, nel 2020, ed è stato un salto enorme. Però se mi chiedessi se lo rifarei, la risposta sarebbe sì, ma con più calma.

Vorrei dire a chiunque voglia fare un’esperienza del genere, specialmente a una donna, che la forza che avevi prima della maternità la ritroverai anche dopo, ma devi essere disposta a perderla. Mettersi in gioco ti farà crescere e trovare una nuova sicurezza. Ma in fin dei conti, la vita è preziosa e vale la pena rischiare per essere felici.

 

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