Alessandra Pedota, liutaia, ha respirato amore per la cultura e per l’arte fin da bambina, dimostrando altresì una grande abilità manuale. L’incontro fortuito con la liuteria la porterà ad abbandonare la sua professione presso lo studio di un commercialista per apprendere quest’arte sotto la guida del maestro Francesco Bissolotti. Preziosa guida che Alessandra ricorda con tantissimo affetto. Dalla curiosità per questo mondo nasce perciò un’autentica passione che le ha consentito di esprimere il proprio talento. La sua bottega di Cremona costituisce un punto di riferimento importante per i musicisti. “È stata la liuteria a scegliere me”, ama ripetere, consapevole di quanto la sua professione le si addica. “Era il lavoro giusto, con le caratteristiche giuste per me. E in questo – ammette – sono stata fortunata”

Alessandra sei una donna dai molteplici interessi. Cosa facevi prima di diventare liutaia?

Sono arrivata alla liuteria quasi per caso, perché ho fatto ragioneria e un anno di giurisprudenza, nonostante i miei interessi fossero rivolti altrove. Avrei voluto studiare architettura, design. Così ho abbandonato gli studi universitari e ho cominciato a lavorare presso un commercialista. Sapevo però che prima o poi avrei trovato la mia strada, bastava avere pazienza. Ho un atteggiamento un po’ “orientale “, sono convinta che ci siano nella vita dei periodi statici e poi all’improvviso, se sei curioso, cominci a guardarti intorno. Ed è lì che ovviamente ti capitano le occasioni. Nella mia famiglia sono tutti dottori, medici, avvocati per cui il lavoro manuale non era contemplato. Ma ognuno deve trovare la sua dimensione. E allora, dato che sono curiosa, ho sperimentato tante cose. Sono andata a Londra, poi ho frequentato un corso di oreficeria, teatro, fotografia. Perché in realtà mi piacevano tante cose. Prima di scoprire la liuteria…

Ti sei imbattuta nella liuteria quasi per caso. Come é accaduto?

Ne avevo sentito parlare probabilmente da mia mamma, insegnante elementare, che aveva visitato una liuteria con i suoi allievi che ne erano rimasti colpiti. Incuriosita ci andai anch’io. Il liutaio fu molto accogliente e mi illustrò con passione quello che era il suo lavoro. Mi è sembrata una cosa molto interessante, anche perché ho sempre avuto una certa abilità manuale e tutto quello che facevo, dalla scultura al disegno, mi riusciva bene. Comunque, credo che qualsiasi maestro, in qualsiasi disciplina, se ha la passione riesca a trasmettertela. Purché tu sia ricettivo e abbia un minimo di interesse. A me, ad esempio, intrigava tantissimo il fatto che il violino, pur essendo un oggettino piccolo, abbia questa voce incredibile. E l’idea che poi non fosse solo un bell’ oggetto. Era invece una cosa che viveva nelle mani di un’altra persona, una cosa viva, e questo era molto affascinante.

Dopo questo incontro casuale cominci una lunga formazione di liutaia

La formazione di bottega per me ha costituito un momento molto importante. Imparando a bottega, lavorando lì tutto il giorno, puoi vedere tutti gli aspetti dell’attività, non solo la produzione. Impari anche la parte commerciale, che devi saper gestire, l’aspetto della vendita, la relazione col musicista. Una formazione quindi molto completa e interessante. È stata un’esperienza che ha costituito una vera svolta nella mia vita, dato che in quest’ambito ho anche incontrato mio marito, l’amore della mia vita, che è canadese. Lui, che si occupa del restauro di strumenti antichi, è stato un po’ il mio secondo maestro. Quest’incontro mi ha fatto crescere molto a livello formativo e mi ha aiutato nell’educare l’orecchio a un bel suono e alla bellezza di questi strumenti. Una passione quindi che ci ha accomunato e unito ulteriormente.

Conclusa questa formazione apri la tua bottega

Ho aperto nel ’90 e devo dire che quando ho cominciato non mi ero resa conto che il mio fosse un lavoro essenzialmente maschile. Certo avevo avuto maestri uomini perché quando ho iniziato non c’erano donne. All’epoca poi si lavorava con i commercianti e ho scoperto che senza un referente maschile sarebbe stato più difficile affermarsi. Per questo motivo ho scelto di lavorare solo coi musicisti, che è una scelta molto difficile però sicuramente molto formativa. Mi ha aiutato molto a crescere continuamente di livello. Ad esempio, dato che sono sempre stata fanatica dell’acustica e non sono mai contenta, posso sfidare me stessa cercando di ottenere qualcosa di più. E poi adoro i musicisti! E il fatto di lavorare con loro mi consente di scegliere il legno, di sperimentare, mi dà una certa libertà, anche di correre dei rischi.

Sei ormai una liutaia affermata. Cosa ami del tuo lavoro?

Gli apprezzamenti che ricevo dai musicisti! E poi la mia è una realtà molto internazionale, slegata dalla città. Conoscere gente da tutte le parti del mondo ti dà una bella apertura mentale. Perché la musica é trasversale, internazionale, non ha confini, e va al di là delle guerre e di tutte le dinamiche orribili del nostro pianeta. Ognuno dei miei musicisti porta un arricchimento, porta la propria cultura. Io sono qua, in una città neanche tanto grande però il mondo viene da me e questo lo trovo straordinariamente coinvolgente, a livello personale. Lavoro con professionisti, collezionisti e giovani talenti. Ho tanti ragazzi che hanno l’età dei miei figli quindi, mi sembra a volte, di essere anche un po’ mamma dei musicisti che incontro. Seguo la loro carriera e si instaura un rapporto davvero bello.

Hai parlato di soddisfazioni. Quali sono state le soddisfazioni più importanti legate alla tua professione?

Ho avuto grandi soddisfazioni personali di cui sono molto contenta. Senza fare nomi diciamo due cose. Quando un musicista, importante o no, si innamora del mio strumento per me è sempre gratificante. Però, obiettivamente, siccome incontro anche musicisti importanti che suonano strumenti del ‘700, molto belli, ricevere un complimento da loro è un riconoscimento. È una prova del fatto che attraverso il mio lavoro sono arrivata a un certo livello. E questo a volte stupisce me per prima, perché poi io di certezze non ne ho mai. Per questo la conferma di stima da professionisti meravigliosi è quello che poi mi sprona sempre a fare meglio, rendendo il mio lavoro una sfida continua faticosa e affasciante.

 

 

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